Il meeting della Bce è stato lievemente più accomodante del previsto, ma la retorica continua a essere decisamente restrittiva. I commenti a cura di IG Italia, Fidelity e Moneyfarm
Filippo Diodovich, Senior Market Strategist, IG Italia commenta:

“Il meeting della BCE è stato lievemente più accomodante del previsto. Non ci sono state particolari sorprese con il governatore Christine Lagarde che ha confermato e argomentato le decisioni prese nella riunione precedente, ovvero la rimodulazione del piano di acquisto di titoli governativi APP e il possibile termine del programma nel terzo trimestre.

Il rialzo dei tassi di interesse verrà effettuato solamente alla conclusione del piano di acquisti. Pochi elementi interessanti. Il governatore Lagarde ha sottolineato, ma era ampiamente scontato, l’aumento dei rischi sulle pressioni inflazionistiche nel breve termine.

Il mercato, dopo il precedente meeting dove i falchi avevano dominato, si aspettava qualche commento più focalizzato sul forte impegno della BCE a ridurre l’inflazione. Molti addetti ai lavori si aspettavano anche una forte apertura a un possibile rialzo dei tassi di interesse nel mese di luglio. Lo scenario più probabile, a nostro avviso, rimane quello di un rialzo del costo del denaro a fine terzo trimestre o inizio quarto (meeting di settembre o ottobre). Il cambio eurodollaro è sceso da 1,0915 a 1,0825.”

Anna Stupnytska, global macro economist di Fidelity International ha aggiunto:

“Nella riunione di oggi, la Banca centrale europea (BCE), in linea con le aspettative, non ha intrapreso alcuna azione politica e ha confermato un’uscita più rapida dal quantitative easing.

La BCE sta affrontando un difficile trade-off che è molto più complesso di quello affrontato da altre Banche Centrali di Paesi sviluppati. Da un lato, è chiaro che l’attuale posizione politica in Europa, con i tassi d’interesse ancora negativi e il bilancio in crescita, è troppo debole per l’alto livello d’inflazione, che sta diventando sempre più ampio e radicato.

D’altra parte, tuttavia, l’area euro sta affrontando un enorme shock alla crescita, guidato contemporaneamente sia dalla guerra in Ucraina, sia dall’attività cinese colpita dalla politica zero-COVID. I dati relativi al trading ad alta frequenza segnalano già un forte colpo all’attività dell’area euro nel periodo marzo-aprile, con indicatori relativi ai consumi preoccupantemente deboli.

La recessione in Europa era già il nostro “caso base”, ma la sua entità e la sua durata dipendono in modo cruciale dalla natura di ulteriori sanzioni alla Russia. Poiché un embargo completo sull’energia sta diventando sempre più probabile, lo è anche lo scenario di recessione peggiore. Riteniamo che man mano che lo shock della crescita diventerà più evidente nei dati nelle prossime settimane, l’attenzione della BCE si sposterà probabilmente dall’elevata inflazione verso il tentativo di limitare le difficoltà economiche e di mercato, mentre le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina si espandono all’interno del sistema. Non ci aspettiamo che la BCE aumenti i tassi fino al quarto trimestre di quest’anno o all’inizio del 2023.”

Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm, conclude:

“Come da attese la Bce ha lasciato i tassi invariati, ma la retorica continua a essere decisamente restrittiva, con la reiterazione della fine del QE nel terzo trimestre del 2022. Anche in Europa vediamo come la “forward guidance” continui a mirare al controllo delle aspettative di inflazione rispetto a fornire rassicurazioni sul supporto alla crescita economica.

Non sappiamo quanto tale risolutezza possa protrarsi nel tempo, specialmente in un contesto di inflazione guidata dai prezzi delle materie prime più che dalla domanda aggregata e in cui la politica fiscale sarà chiamata a supportare famiglie e imprese.

In tale contesto, il premio al rischio dell’azionario europeo, sembra giustificare solo parzialmente l’effetto sugli utili aziendali di restrizione monetaria, rischi di recessione e inflazione. Lato obbligazionario, sebbene l’Europa periferica cominci a offrire rendimenti a scadenza interessanti (con il decennale italiano che ha superato il 2.3%), con la riduzione del QE alle porte e un probabile rallentamento dell’economia, gli spread potrebbero subire delle pressioni al rialzo. Per tale ragione riteniamo preferibile continuare a diversificare la componente a reddito fisso, includendo anche obbligazioni potenzialmente meno redditizie, ma più resilienti in periodi di stress”.


Avatar di Sconosciuto
Redazione

La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.