I commenti all’incremento dei tassi deciso dalla Federal Reserve a cura di Schroders, Pimco, Fidelity e Janus Henderson
Keith Wade, Chief Economist & Strategist, Schroders
La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 75 punti base per la quarta riunione consecutiva e ha dichiarato che continuerà a ridurre il proprio bilancio, nel processo noto come “Quantitative Tightening”. Tuttavia, la dichiarazione che ha accompagnato l’ultima riunione del comitato per la fissazione dei tassi del Federal Open Market Committee (FOMC) ha segnalato che la Fed sta pensando di rallentare il ritmo dei futuri aumenti dei tassi.
La dichiarazione recitava: “il Comitato terrà conto dell’inasprimento cumulativo della politica monetaria, dei ritardi con cui la politica monetaria influisce sull’attività economica e sull’inflazione e degli sviluppi economici e finanziari”.
Si tratta di una novità e, notando che la Fed ha alzato i tassi del 3,75% quest’anno, il presidente Powell ha ribadito, nella conferenza stampa successiva alla dichiarazione, che a un certo punto sarà opportuno rallentare il ritmo della stretta monetaria. Tuttavia, per evitare che ci si entusiasmi troppo per un imminente cambio di rotta nella politica monetaria, Powell ha dichiarato che c’è ancora un po’ di strada da fare e che il livello finale dei tassi potrebbe essere più alto di quanto previsto in precedenza.
Nella sessione di domande e risposte Powell ha aggiunto che la recente forza dei dati sull’inflazione e sull’occupazione lo hanno portato a questa conclusione. Ciò apre la porta a un rialzo dei tassi più contenuto a dicembre, diciamo di 50 punti base, ma il tono della conferenza stampa implica che saranno necessari dati più morbidi sull’inflazione e sul mercato del lavoro. Ci saranno due stampe di ciascuna di queste variabili prima della prossima decisione della Fed del 14 dicembre. Sembra che la Fed abbia disinserito il pilota automatico, ma non è ancora convinta di essere arrivata a destinazione.
Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO
Come ampiamente previsto, la Fed ha completato il suo storico 4° rialzo dei tassi da 75 punti base di fila, poiché ulteriori sorprese al rialzo dell’inflazione dalla riunione del FOMC di settembre hanno giustificato un aggiuntivo rapido inasprimento della politica monetaria. Ciò ha portato il tasso dei Fed funds a un intervallo del 3,75-4%, significativamente al di sopra della stima media di lungo periodo della Fed pari al 2,5%, in quanto l’inflazione troppo elevata continua a giustificare una politica monetaria restrittiva.
La Fed ha inoltre modificato la forward guidance contenuta nello statement per sottolineare l’entità dell’inasprimento fino ad oggi e il ritardo con cui la politica monetaria influisce sull’economia. Sebbene il linguaggio del comunicato lasciasse aperta la porta a un’ulteriore continuazione dei rialzi dei tassi di 75 pb, abbiamo interpretato i cambiamenti come la preparazione a una pausa nel ciclo di rialzi all’inizio del 2023.
Durante la conferenza stampa, il presidente Powell ha anche accennato al fatto che la Fed potrebbe infine raggiungere un tasso terminale più elevato rispetto a quanto previsto a settembre.
Nel complesso, la dichiarazione e la conferenza stampa non hanno modificato la nostra opinione secondo cui la Fed si fermerà probabilmente tra il 4,5% e il 5%. Prevediamo separatamente una recessione negli Stati Uniti all’inizio del 2023, che, a nostro avviso, limiterà la propensione della Fed a ulteriori rialzi dei tassi, nonostante un’inflazione ancora elevata. Tuttavia, riteniamo che la Fed non taglierà i tassi fino a quando l’inflazione non inizierà a scendere nel corso dell’anno.
Salman Ahmed, Global Head of Macro & Strategic Asset Allocation, Fidelity International
“In linea con le aspettative, per la quarta volta consecutiva, la Fed ha aumentato i tassi di 75 pb ma ha comunicato un ridimensionamento dell’entità del rialzo già a dicembre, tenendo conto della complessiva stretta della politica monetaria e dei ritardi con cui essa ha effetto sull’attività economica. Per evitare l’ossessione del pivot vista a fine estate, il presidente Powell ha anche evidenziato la possibilità di un tasso finale più alto – prevediamo il 5% – e ha difeso con forza l’attuale orientamento politico. Si è discusso, inoltre, dei dati forward e backward-looking, e il presidente Powell non ha voluto ammettere che tutte le pressioni a cui stiamo assistendo sono essenzialmente dinamiche di riflesso.
“Continuiamo a vedere un’elevata probabilità di hard landing nel 2023, man mano che gli effetti del ciclo di inasprimento delle politiche monetarie si riflettono all’interno del sistema. I nostri indicatori segnalano una probabilità di recessione del 55% entro la metà del prossimo anno. La riduzione del ritmo dell’aumento dei tassi di interesse sarà un passo importante per entrare nella “fase finale” dell’inasprimento, ma per ora la Fed rimane attenta al rischio di un’inflazione elevata in un’economia che è ancora forte quando si tratta di dati concreti”.
Paul O’Connor, Head of Multi-Asset, Janus Henderson
La decisione del FOMC di effettuare il quarto rialzo consecutivo dei tassi di 75 pb è stata ampiamente in linea con le aspettative del consenso. Il grande dibattito in vista della riunione era se la Fed fosse pronta a segnalare che stava per rallentare la velocità dei rialzi dei tassi d’interesse o anche solo a far intendere che i tassi si stavano avvicinando a un picco. Jay Powell ha suggerito che il ritmo dei rialzi dei tassi sarebbe probabilmente rallentato da qui in avanti, ma comunicandolo all’interno di una narrativa restrittiva. Il Presidente ha osservato che saranno necessari “continui aumenti” per rendere i tassi di interesse “sufficientemente restrittivi” e che le aspettative della Fed per i tassi di interesse finali di questo ciclo sono aumentate rispetto al FOMC di settembre.
Dal punto di vista della gestione del rischio, si può affermare che la Fed dovrebbe rallentare il ritmo. I tassi d’interesse statunitensi sono aumentati in modo insolitamente rapido quest’anno e stanno già facendo sentire il loro peso sull’edilizia abitativa e su altre aree dell’economia statunitense sensibili ai tassi. Lo slancio economico in questi settori sembra destinato a indebolirsi ulteriormente nei prossimi trimestri, man mano che i recenti e futuri aumenti dei tassi di interesse, dei tassi ipotecari e dei rendimenti obbligazionari si faranno strada nel sistema. Diverse altre importanti banche centrali hanno già iniziato a rallentare il ritmo dei loro rialzi dei tassi, riflettendo queste preoccupazioni e le considerazioni sulla stabilità finanziaria.
Tuttavia, come ha fatto intendere Powell, la destinazione del ciclo dei tassi è probabilmente più importante della sua velocità. Le stime di mercato sul tasso finale non mostrano ancora segni di picco. Sebbene l’economia statunitense stia iniziando a decelerare, l’inflazione rimane persistentemente alta e il mercato del lavoro è ancora molto rigido. Anche se l’equilibrio delle evidenze suggerisce che le notizie sull’inflazione miglioreranno da qui in avanti, è improbabile che la Fed assuma un atteggiamento più accomodante fino a quando non sarà emersa una prova più solida di questo trend. Il quadro dovrebbe essere più chiaro quando la banca centrale si riunirà per il prossimo FOMC, a dicembre. Per allora, altri due rapporti sull’inflazione dei prezzi al consumo e due rapporti sull’occupazione saranno emersi e le implicazioni economiche delle elezioni di medio termine della prossima settimana negli Stati Uniti saranno state “digerite”.
Dopo la consueta volatilità infragiornaliera del FOMC, le aspettative del mercato per i tassi di interesse futuri sono aumentate marginalmente, con la maggior parte dei tassi del 2023 che hanno raggiunto i massimi del ciclo. I prezzi dei futures indicano che la Fed aumenterà i tassi di circa 50 pb a dicembre e di un importo simile nel 1° trimestre 2023, fino a un picco di circa il 5%. Con le aspettative sui tassi di interesse che sembrano ormai realistiche, vediamo che la duration obbligazionaria sta riacquistando un ruolo utile nei portafogli multi-asset. Ulteriori rialzi dei rendimenti obbligazionari saranno probabilmente autolimitati, il che suggerisce che gli asset a lunga scadenza dovrebbero essere acquistati sui ribassi. La pazienza rimane la chiave per quanto riguarda gli asset di rischio. Le valutazioni azionarie appaiono ancora costose rispetto ai rendimenti obbligazionari reali e le stime degli utili restano a rischio, dato che la politica monetaria morde e la crescita continua a rallentare.
Redazione
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