La Fed non mollerà il controllo dell’inflazione

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La banca centrale Usa sta puntando a massimizzare gli effetti della sua politica lasciando spazio a un’inflazione superiore al target, ma senza rinunciare al suo controllo. Raiffeisen CM.

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Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

Risponde Peter Schlagbauer, gestore del team Multi Asset Strategies, Raiffeisen Capital Management

Abbiamo combinato un portafoglio di asset class che molto probabilmente beneficeranno di una potenziale fase di aumento delle aspettative di inflazione in un fondo chiamato Raiffeisen-Inflation Shield, che investe circa il 90% del suo patrimonio in obbligazioni legate all’inflazione con copertura della duration nominale.

È importante notare che impostando questo tipo di trade si può beneficiare dell’aumento delle aspettative d’inflazione senza rimanere ostaggio delle conseguenze negative sulle performance dovute all’aumento dei rendimenti delle obbligazioni.

Portafogli anti-inflazione

Nei portafogli legati all’inflazione deteniamo inoltre futures su materie prime (come energia e metalli), alcuni titoli azionari sensibili all’inflazione (compagnie minerarie, energetiche e altre che dovrebbero avere una maggiore capacità di trasferire il rialzo dei prezzi verso i propri clienti), e valute di paesi produttori di materie prime, posizionandoci ad esempio sul dollaro canadese contro il dollaro USA).

 

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

 

Risponde Alexandra Muchna, gestore nel team “Rates & FX”, Raiffeisen Capital Management

Gli ultimi mesi hanno visto aumentare i timori per l’inflazione, soprattutto negli Stati Uniti, dato che i sussidi hanno stimolato la domanda dei consumatori solo per scontrarsi con le limitazioni dell’offerta.

 

Questo è stato particolarmente vero per i beni di consumo durevoli e ha portato a forti aumenti dei costi di trasporto e dei prezzi delle materie prime nel breve termine. Tuttavia, le forze della domanda repressa di beni di consumo durevoli sembrano in gran parte esaurite.

Mentre l’economia procede con le riaperture, la domanda si sposterà dai beni durevoli ai servizi domestici, permettendo a questi effetti di placarsi. La domanda repressa per i servizi in presenza, d’altra parte, è generalmente più bassa e i consumatori continueranno a esercitare cautela a causa dei timori relativi alla salute.

Di fatto, alcune delle conseguenze a lungo termine di Covid-19 come i fallimenti aziendali, la disoccupazione permanente e la crescita dell’automazione non saranno visibili fino al 2022.

I fattori della disinflazione

Nel medio termine ci aspettiamo che i fattori strutturali della disinflazione si riaffermino: il progresso tecnologico e una forza lavoro globale che guida l’inflazione e mette sotto pressione i salari interni nei paesi sviluppati. Il cosiddetto nearshoring sulla scia della crisi Covid è auspicabile, ma in pratica molto difficile da attuare.

L’azione della Fed

La Federal Reserve si è impegnata a lasciare che l’inflazione superi temporaneamente il suo obiettivo per massimizzare l’impatto positivo della politica su misure più ampie di allentamento del mercato del lavoro.

La banca centrale sta comunque tenendo d’occhio le aspettative d’inflazione. L’aumento di queste misure è stato molto più contenuto e rimangono compatibili con l’obiettivo di inflazione della banca centrale.

 

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