Il Giappone sta attraversando una fase di trasformazione che lo rende una delle opportunità d’investimento più interessanti. Daisuke Nomoto, gestore del fondo CT (Lux) Japan Equities, e Simon Morton-Grant, Portfolio Manager, Columbia Threadneedle Investments
Il Giappone sta attraversando una fase di trasformazione importante. Alla temporaneità delle tensioni commerciali si contrappone una forte crescita interna e riforme incisive della governance aziendale. Le valutazioni ancora basse, rispetto alle medie storiche globali, offrono agli investitori un raro accesso alla trasformazione strutturale in atto.
La grande rimonta: il PIL nominale del Giappone e la rinascita della domanda interna
Dopo decenni di stagnazione, il Giappone ha superato i “decenni perduti” con un rinnovato vigore economico. La prova di questa trasformazione sta nella robusta crescita del PIL nominale, trainata soprattutto dalla domanda interna più che dalle esportazioni.

Questo cambiamento va oltre una semplice ripresa ciclica. Si è messo in moto un ecosistema di crescita capace di autoalimentarsi. Le aziende reinvestono per aumentare capacità e produttività, mentre l’aumento dei salari alimenta i consumi delle famiglie. La stabilità dei prezzi rende possibile un’ininterrotta espansione interna, cui si somma la protratta solidità degli utili societari.
Sebbene l’aumento dei dazi di base degli Stati Uniti rappresenti un potenziale freno per gli esportatori, il modello economico del Giappone si basa ormai soprattutto sulla domanda interna. Inoltre, le aziende con maggior potere di prezzo hanno dimostrato di saper gestire efficacemente le pressioni sui costi con politiche di pricing.
L’aspetto più significativo è la capacità del Giappone di mantenere la crescita nonostante diversi ostacoli: i cambiamenti politici interni, i rialzi dei tassi della Bank of Japan (BoJ) e l’incertezza commerciale legata agli Stati Uniti. In tale contesto, gli investitori stanno rivalutando le azioni giapponesi alla luce della forza ciclica e del cambiamento strutturale duraturo.
La nuova rotta dei capitali: le riforme giapponesi
La riforma della corporate governance è la pietra miliare della trasformazione del contesto d’investimento in Giappone. Dopo anni di allocazione inefficiente del capitale, le aziende giapponesi hanno iniziato a creare valore in modo concreto per gli azionisti. Le riforme del Tokyo Stock Exchange hanno catalizzato questo cambiamento, riducendo le sovrapposizioni societarie.
L’effetto è lampante: le operazioni di M&A superiori ai 100 milioni di dollari sono passate dalle 15 del 2019 alle 60 del 2024, con 29 operazioni già annunciate nel 2025. Dopo i dazi introdotti al Liberation day, gli annunci di buyback sono aumentati del 91% rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra di 8.300 miliardi di yen, e le stime indicano un rendimento da riacquisti record per l’anno fiscale 2025, pari al 2,5%.
La trasformazione va ben oltre i rendimenti per gli azionisti. In presenza di condizioni inflazionistiche e in base ai nuovi obblighi di informativa dell’Agenzia per i servizi finanziari, le aziende stanno ottimizzando i propri bilanci spostando il capitale sottoutilizzato verso investimenti produttivi finalizzati alla crescita sostenibile. Questo cambiamento sistematico prelude a un netto incremento della redditività del capitale proprio (ROE).
Le aziende giapponesi potrebbero aumentare il ROE dall’8,5% all’11% nei prossimi tre anni mettendo a frutto attivi non produttivi – un processo già in corso. Tutto ciò segna un cambiamento fondamentale nel modo in cui l’imprenditoria nipponica crea valore per gli azionisti.
Prospettive a breve termine: forza nell’incertezza
La recente volatilità di mercato offusca la notevole trasformazione economica a lungo termine del Giappone. Fondamentalmente, l’economia gode di ottima salute in quanto la solidità del mercato del lavoro e la crescita salariale continuano ad alimentare i consumi interni, offrendo una protezione naturale contro le incertezze commerciali.
Sebbene la tempistica di un accordo con gli Stati Uniti resti incerta, la posizione negoziale del Giappone fa pensare a tensioni più transitorie che strutturali. La rete flessibile di produzione offshore, unita a concessioni mirate per l’export agricolo, gli appalti per la difesa e gli investimenti energetici, favoriscono un’intesa.
L’impatto dei dazi sugli utili appare gestibile e nei nostri portafogli continuiamo a concentrarci sulle società con un comprovato potere di prezzo. La maggior parte di esse si dichiara in grado di gestire i dazi adeguando i prezzi, il che suggerisce una vulnerabilità limitata degli utili. La cautela temporanea negli investimenti in conto capitale, sembra trattarsi più di una questione di tempistica che di una preoccupazione strutturale.
Su queste premesse, la BoJ dovrebbe procedere con cautela. Ed è probabile che eventuali ulteriori aggiustamenti dei tassi nel 2025 dipenderanno dagli sviluppi commerciali. Con l’avanzare delle trattative commerciali e l’attenuarsi dell’incertezza macroeconomica nella seconda metà del 2025, gli investitori dovrebbero riconoscere sempre più i punti di forza fondamentali del Giappone, tra cui dinamiche inflazionistiche consolidate e una solida domanda interna.
La grande rotazione: il momento del Giappone
L’era dell'”eccezionalismo americano” potrebbe aver raggiunto un punto di svolta. Sebbene i listini statunitensi abbiano giustamente richiesto premi valutativi in virtù della crescita degli utili superiori e della leadership tematica, le attuali dinamiche di mercato suggeriscono un possibile cambio di direzione.
La svolta dell’attuale amministrazione statunitense verso la riduzione del deficit e la prudenza fiscale segna una discontinuità rispetto alle politiche espansive del passato. Con l’inasprimento delle politiche fiscali, gli interrogativi sulla sostenibilità dei tassi di crescita eccezionali potrebbero influire sulla fiducia degli investitori e sui multipli di valutazione.
In un contesto di attenuazione del predominio statunitense, il Giappone si afferma come uno dei principali beneficiari. Questo mercato offre un’opportunità di investimento convincente: riforme strutturali che rafforzano il valore per gli azionisti, un ampio universo di aziende di alta qualità capaci di registrare una crescita degli utili sostenibili e un’infrastruttura di mercato matura, paragonabile a quella degli Stati Uniti. Questa combinazione, sostenuta dalla solidità delle istituzioni, fa del Giappone una meta sempre più attraente per i capitali globali.
Conclusioni: per il Giappone è giunta l’ora di una rivalutazione strutturale
Il Giappone rappresenta un raro punto di convergenza tra riforme societarie, stabilità economica e valutazioni interessanti. Il fulcro di questa trasformazione è un cambiamento profondo nel comportamento aziendale: riorganizzazioni strategiche, rendimenti record per gli azionisti e ottimizzazione dei bilanci dimostrano l’impegno del Giappone verso l’efficienza del capitale.
Con il potenziale aumento del ROE grazie allo sfruttamento di attivi sottoutilizzati, il percorso di creazione di valore è chiaro e misurabile. Questa evoluzione societaria è sostenuta da solidi fondamentali economici. Un ciclo di crescita salariale e domanda interna in grado di autoalimentarsi ha consolidato la resilienza agli shock esterni. Mentre l’attuale incertezza di mercato – soprattutto riguardo alle trattative commerciali – sembra nascondere piuttosto che riflettere la forza sottostante del Giappone.
La tesi a favore della gestione attiva in Giappone è oggi più forte che mai. E i gestori attivi mediani hanno costantemente sovraperformato l’indice in periodi compresi tra tre e dieci anni. Lo hanno fatto in gran parte sfruttando due inefficienze chiave del mercato: selezionando una a una le idee migliori ed evitando il 60% delle società che erodono il valore (ROE inferiore al 10%), e scoprendo gemme nascoste in un mercato in cui la maggior parte delle società ha una copertura minima da parte degli analisti. Valutazioni inferiori alle medie storiche offrono un’occasione unica per accedere alla trasformazione del Giappone.
Ora che gli investitori globali si accingono a rivalutare l’esposizione al mercato azionario statunitense, il Giappone è ottimamente posizionato per cogliere questa riallocazione dei capitali, offrendo un ampio universo di aziende di alta qualità all’interno di un contesto di mercato maturo. È giunto il momento di guardare al Giappone, non per quello che è stato ma per quello che sta diventando.
Redazione
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