Le politiche dell’amministrazione Biden e il trasferimento del debito al settore pubblico possono far ripartire i prezzi. John Stopford, head of multi-asset Income di Ninety One

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

Abbiamo un approccio prudente verso i rendimenti obbligazionari e le opportunità nel reddito fisso in generale. Nel breve termine, riteniamo che una politica accomodante dovrebbe sostenere i growth asset, in particolare le azioni e anche i prezzi delle materie prime.

Tuttavia, se ci avvicinassimo a un punto in cui i mercati iniziassero a credere che la politica sarà inasprita, riteniamo che ciò potrebbe comportare il rischio di una maggiore volatilità.

Potremmo osservare dinamiche di mercato interessanti se dovessimo passare da un trend di rendimenti in calo a uno di risalita degli stessi, e per prepararci a tale eventualità è importante pensare a come posizionare il nostro portafoglio.

Riteniamo che sia importante trarre vantaggio da un ampio set di opportunità multi-asset. Ad esempio, vediamo opportunità interessanti nelle azioni ad alto rendimento i cui dividendi sono sostenuti da forti flussi di cassa.

Man mano che la ripresa prosegue e si torna alla normalità, questi flussi di cassa possono aumentare, il che a sua volta può servire per finanziare le distribuzioni di utili agli investitori.

Nel reddito fisso le opportunità non mancano del tutto, ma è fondamentale essere selettivi, concentrandosi su quei rendimenti che sono supportati da flussi di cassa resilienti e compensano il livello di rischio assunto.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

C’è una probabilità ragionevolmente alta che si manifesti uno scenario inflazionistico, specialmente negli Stati Uniti, dato il sostegno fiscale volto ad ottenere un tasso di disoccupazione minore, insieme alle banche centrali che cercano di alimentare l’inflazione e alla probabilità che i consumi, finora repressi, si riprendano mentre torniamo gradualmente alla normalità.

Riteniamo che oggi ci siano maggiori possibilità di una ripresa dell’inflazione nel lungo termine rispetto a quanto non ci sia stato per lungo tempo, per una serie di motivi.

Infatti, alcune delle forze che hanno frenato l’inflazione nel corso degli anni sono probabilmente un po’ più deboli, in particolare negli Stati Uniti.

Gran parte dell’eccesso di debito è stato sostanzialmente trasferito ai governi e quindi ai bilanci dei consumatori e, in una certa misura, le imprese godono di una migliore salute e quindi possono contrarre debiti se lo desiderano.

Sul fronte politico, un’amministrazione Biden è potenzialmente più inflazionistica dell’amministrazione Trump.

Il neoeletto presidente infatti sta operando per aumentare i salari e il tenore di vita delle persone meno abbienti, ad esempio con il raddoppio del salario minimo federale nei prossimi 3 o 4 anni. Pertanto, riteniamo che le possibilità che l’inflazione aumenti e sia più sostenuta siano più alte ora di quanto non lo siano state per lungo tempo.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.