Optiamo per una duration più bassa almeno fino a quando non ci sarà maggiore visibilità. Andrzej Skiba, head of US fixed income, RBC BlueBay

La portata della vittoria di Trump e il fatto che i repubblicani hanno conquistato non solo la presidenza e il Senato, come ci si aspettava, ma anche la Camera, ha sorpreso i mercati. Il fatto che essenzialmente tutti i settori del Congresso e dell’Esecutivo siano ora sotto il controllo repubblicano è un risultato che pochi avevano previsto come ipotesi di base.

Guardando alle conseguenze per l’economia, in generale, ci aspettiamo che questo risultato consenta all’amministrazione di avere fondamentalmente un assegno in bianco sul piano politico, stante una scarsa opposizione del Congresso a livello di implementazione. Fatta questa premessa, gli Stati Uniti presentano già un deficit a una cifra elevata. Non riteniamo che Trump goda di un ampio spazio per aumentare questo deficit, se l’economia statunitense dovesse rallentare. Tuttavia, è chiaro che rimarrà alto. Questo è un motivo fondamentale per cui la parte più debole dell’universo del reddito fisso statunitense, nel complesso dei Treasury, è rappresentata dalle obbligazioni a più lunga durata, a causa delle preoccupazioni sui livelli di deficit nel prossimo anno.

Dal punto di vista del reddito fisso, favoriamo un’esposizione con una duration più bassa, fino a quando non emergerà una certa chiarezza sulle politiche che Trump attuerà. Il mercato dovrà fare i conti con un’inflazione più elevata e con una minore capacità della Fed di tagliare i tassi nel contesto di un’economia in rallentamento. Fatte queste premesse, da un punto di vista tattico, gli spread stanno reagendo positivamente, seguendo il sentiment positivo sui mercati azionari. La riduzione delle tasse, la diminuzione della regolamentazione e l’aumento delle fusioni e acquisizioni sono tutti fattori che sostengono le valutazioni azionarie.

Questo sentiment si è trasmesso all’universo del reddito fisso, in cui, anche se i rendimenti complessivi hanno subito un duro colpo dopo le elezioni, a fronte di un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, abbiamo assistito a un restringimento degli spread.

Riteniamo che gli investitori presteranno gradualmente maggiore attenzione ai floating rate asset. In un contesto di tassi più alti e più a lungo, a patto di evitare gli emittenti particolarmente esposti alla guerra commerciale, lo spazio dei prestiti a leva dovrebbe risultare interessante per gli investitori.


La relazione con l’Europa

L’Europa si trova in una situazione complessa. C’è un motivo per cui i titoli di Stato tedeschi hanno inizialmente registrato un rally, anziché cedere in linea coi Treasury. Una guerra commerciale avrebbe un impatto negativo sull’Europa e, considerati i surplus commerciali che molti Paesi europei vantano con gli Usa, l’Europa non può fare molto per fermare l’attuazione della politica di Trump. Dal punto di vista della crescita, tutto questo potrebbe costituire un freno per il Vecchio Continente.

Analogamente, questa situazione pone anche delle sfide dal punto di vista fiscale, ora che, secondo le nostre previsioni, gli Usa riconsidereranno il sostegno ad alcune iniziative, ad esempio in merito al conflitto tra Ucraina e Russia, o avranno un approccio molto più transazionale per il supporto alla NATO, chiedendo ai partner europei di aumentare le spese per la difesa.

In Paesi come la Germania, ad esempio, si registrerà un cambiamento della politica che consentirà di aumentare le spese, siano esse legate alla difesa o ad altri settori? Un tono diverso e una prospettiva statunitense più egocentrica stimoleranno alcune iniziative per accrescere le spese fiscali, facendo così aumentare la competitività in Europa? Finora abbiamo assistito a risposte frammentarie, ma sarà interessante vedere se l’arrivo di Trump costituirà il necessario catalizzatore per far sì che l’Europa dia una svolta in questo senso. Riteniamo perfettamente adeguato che gli asset rischiosi in Europa rispondano alla vittoria repubblicana con una certa cautela. Ciò renderà più probabile che la Bce prenda in considerazione l’ipotesi di un taglio di 50 pb nelle prossime riunioni, così da anticipare parte dell’impatto negativo sulla crescita a seguito dei cambiamenti della politica statunitense.


La relazione con la Cina

Riteniamo che la Cina sarà la prima a subire l’applicazione di dazi, il che creerebbe una certa volatilità nelle relazioni tra Usa e Cina. Tuttavia, di recente, Trump è sembrato meno impegnato a sostenere Taiwan, comunque molto meno dei Democratici. Sono pochissimi, se non addirittura nessuno, i membri dei circoli economici o politici di Trump concilianti in relazione alla Cina. Di contro, ci sono molti falchi che si scagliano contro la Cina, ma sappiamo che Trump spesso persegue una diplomazia di tipo transazionale. Vedremo quindi come gli Stati Uniti utilizzeranno le diverse leve a loro disposizione nei prossimi mesi.


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Redazione

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