LGIM: “L’idrogeno potrà colmare il gap energetico”

Il ciclo di adozione di questo elemento è ancora nelle fasi iniziali del suo sviluppo, pertanto rappresenta un’ottima opportunità di investimento. Aanand Venkatramanan, Head of ETFs di LGIM

La costante riduzione dei costi per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili sta contribuendo anche a ridurre i costi legati alla produzione di idrogeno verde.

Sebbene siamo ancora lontani dal poter definire l’idrogeno verde “economico”, per alcuni settori industriali dovrebbe diventare più conveniente rispetto ai combustibili fossili nell’arco di 3-5 anni, a patto che le autorità mantengano le loro politiche a sostegno di questa risorsa. Inoltre, la competitività dell’idrogeno crescerà ulteriormente grazie all’aumento delle imposte sulla CO2 generata dall’utilizzo di combustibili fossili.

Aanand Venkatramanan

La tecnologia dell’idrogeno sta beneficiando di una spinta senza precedenti, tanto che oltre 30 nazioni si sono dotate di una strategia incentrata su questa risorsa. Il settore ha dato il via a oltre 200 progetti e i governi hanno stanziato oltre 70 miliardi di dollari di risorse pubbliche (Fonte: Global Data, dicembre 2021).

Ad oggi, la capacità produttiva a livello globale di idrogeno con basse emissioni di CO2 è di 37 milioni di tonnellate l’anno, di cui il 68% è idrogeno classificato “verde” e il 14% è “blu”.

L’idrogeno svolge un ruolo fondamentale nella transizione verso le energie rinnovabili, in quanto è un mezzo flessibile per il passaggio di energia tra settori, luoghi e momenti. Infatti, l’idrogeno verde può essere sfruttato per ridurre le emissioni di gas serra in settori come la siderurgia e il trasporto pesante. In quanto vettore energetico privo di CO2, l’idrogeno consente il trasporto di energia da fonti rinnovabili su lunghe distanze e lo stoccaggio di grandi quantitativi.

Inoltre, l’idrogeno è importante anche per la decarbonizzazione in quegli ambiti dove l’elettrificazione sarebbe particolarmente complicata. Un esempio pratico sono gli autobus e i tram per il trasporto urbano, i veicoli con destinazione commerciale, i trasporti su strada a lunga distanza e alcuni segmenti del ramo ferroviario.

Inoltre, anche il trasporto marittimo interno o su brevi distanze ne potrebbe beneficiare. E, nel più lungo periodo, anche il comparto dell’aviazione e quello marittimo nel suo complesso, attraverso la produzione di paraffina sintetica o altri combustibili sintetici.

Per quanto riguarda l’Europa, l’idrogeno è al centro del Green Deal e della transizione energetica entro il 2050, affiancando le batterie nello stoccaggio, così da smussare le problematiche derivanti dalle fluttuazioni periodiche delle rinnovabili e andando a connettere siti dalla necessità di approvvigionamento elevata e distanti tra loro.

Entro il 2030, gli investimenti in impianti di elettrolisi in Europa dovrebbero passare da 24 a 42 miliardi di euro. Mentre la produzione, il trasporto, lo stoccaggio e pure le stazioni di ricarica dovrebbero richiedere altri 65 miliardi. Secondo quanto riporta Global Data, nel 2050, gli investimenti in produzione di idrogeno dovrebbero attestarsi tra 180 e 470 miliardi.

Per questo e anche per altri motivi, questa risorsa rappresenta una grande opportunità per gli investitori. Tuttavia, è bene ricordare che l’idrogeno verde è ancora nelle fasi iniziali del suo sviluppo – ovvero a dove si trovavano il sole e l’eolico 10 anni fa.

Pertanto, quando si investe tramite ETF, è bene capire come sono selezionate e allocate le azioni. Per esempio, un paniere equiponderato di imprese che si ritengono determinanti nello sviluppo di questo settore può essere migliore di un altro più esteso e composto da imprese dall’elevata capitalizzazione.

La ragione di questa affermazione è la seguente: durante le fasi iniziali di un trend, quando ci sono tassi elevati di crescita, è difficile selezionare le imprese che si riveleranno vincenti o perdenti. Mentre se si equipesano le imprese promettenti, è come se l’investitore scommettesse su tutti i cavalli in gara e non solo sul suo preferito. Al fine di mantenere questa equiponderazione, è necessario sottoporre l’ETF a correzioni periodiche, chiamate “ribilanciamenti”.