Lo spread non è attraente. Attesa forte volatilità

Intervista a Filippo Lanza, gestore delegato di HI Numen Credit Fund, Hedge Invest

 

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?
Filippo Lanza

Ora il nostro spread è leggermente sotto 200 punti sul decennale, dopo essere esploso fino a 250 punti base prima di rientrare per le aspettative di intervento della BCE per un nuovo programma oltre alla flessibilità sul PEPP.

La BCE sta gestendo un problema di ottimizzazione molto delicato, in presenza di parecchi vincoli, dove deve alzare i tassi per l’inflazione ma al contempo comprare titoli della periferia per controllare gli spread. Il predecessore illustre è stato l’OMT disegnato da Draghi che ha ottenuto gran parte dei suoi obiettivi senza spendere un euro. Ma quello avvenne grazie alla incredibile statura di Draghi, mentre Lagarde ha già fatto dei passi falsi di comunicazione.

Purtroppo, la soluzione del problema di politica monetaria sarà necessariamente sub-ottimale visti i vari vincoli che pesano sull’ operato della BCE, come un’inflazione troppo forte o spread troppo volatili. Legalmente, il precedente OMT ha attraversato un iter giudiziario molto faticoso, rendendo quindi difficile che l’architettura legale del nuovo programma si discosti troppo dalle varie raccomandazioni già dettate dai giudici.

Considerando un punto di ottimo, con interventi, per lo spread Btp-Bund intorno a 150bps mentre all’altro estremo uno spread ben superiore a 250bps, in caso di normalizzazione senza scudo, ci risulta che lo spread oggi non sia attraente e ci aspettiamo una notevole dose di volatilità.

Ci aspettiamo un’inflazione forte e persistente, stagionalmente robusta durante l’estate e un peggioramento dell’invasione Russa dell’Ucraina. La Germania è particolarmente esposta alla congiuntura macroeconomica attuale, vista la sua dipendenza totale rispetto alle importazioni russe, che per la prima volta sollevano il problema del credit risk relativo della Germania stessa.

Storicamente, e specialmente durante la crisi della periferia nel 2011, la Germania ha goduto di uno status di “super-risk-free asset”, come se la Germania potesse non avere danni collaterali nel caso di Grexit. Verso la fine dell’ anno vediamo un deterioramento notevole della crescita e una pausa nel QT.

Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?

Al momento, vediamo valore solo nella parte a breve, non oltre i due anni con un’ottica di trading e reinvestimento verso fine anno quando lo scenario macroeconomico dovrebbe stabilizzarsi e offrire prezzi di ingresso migliori.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.