Outlook a cura degli esperti di S&P Global Ratings (“S&P”)

Prevediamo un indebolimento delle condizioni di credito nei prossimi 12 mesi. Riteniamo che il conflitto in Medio Oriente possa rappresentare il catalizzatore che porterà il ciclo del credito—e le prolungate condizioni di finanziamento favorevoli—a invertire la rotta. La durata del conflitto determinerà se il deterioramento sarà contenuto o diffuso. Anche qualora la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz si attenuasse nelle prossime settimane, il conflitto ha finora neutralizzato le attese di pressioni al rialzo sulla crescita.

Il nostro scenario di base presuppone ora che la fase più intensa del conflitto in Medio Oriente si attenui nel corso di aprile. Alcune discontinuità sono tuttavia destinate a persistere fino alla fine dell’estate—riflettendo congestione portuale, ritardi assicurativi, tempi necessari al riavvio della produzione e danni fisici più duraturi. Una durata più estesa del conflitto o una capacità prolungata dell’Iran di dissuadere il traffico marittimo potrebbero determinare un esito significativamente più negativo per il credito.

L’aumento dei costi energetici e le interruzioni delle catene di approvvigionamento peseranno sulla crescita e alimenteranno l’inflazione, complicando il quadro relativo ai tassi di interesse. Prevediamo che i prezzi dell’energia rimangano elevati e volatili. Presumiamo per il resto del 2026 un prezzo medio del petrolio Brent pari a 80 dollari al barile, con picchi temporanei superiori a 100 dollari al barile, e un prezzo medio del gas naturale TTF del Nord-Ovest Europa pari a 18 dollari per milione di Btu. Le discontinuità si estendono ad altre materie prime (ad esempio fertilizzanti), con implicazioni settoriali diffuse (ad esempio nell’agricoltura) sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti. Gli shock sui prezzi dell’energia e dei beni alimentari si tradurranno verosimilmente in un aumento dell’inflazione core.

I rischi sono in rapido aumento. Qualora il conflitto si intensificasse o si protraesse oltre le ipotesi dello scenario di base, le interruzioni delle forniture energetiche globali e i livelli dei prezzi costituirebbero il principale canale di ulteriore stress. I mercati finanziari aumenterebbero verosimilmente le aspettative di recessione, con pressioni inflazionistiche associate che porrebbero scelte complesse per la politica monetaria delle banche centrali.

Al di là dell’energia e delle catene di approvvigionamento, permangono diversi rischi preesistenti. L’orientamento commerciale degli Stati Uniti non è cambiato, sebbene gli strumenti tariffari evolveranno a seguito della decisione della Corte Suprema. Più in generale, un indebolimento del dinamismo economico potrebbe mettere alla prova la resilienza dei mercati pubblici e privati. Inoltre, l’aumento delle esigenze fiscali – inclusi i costi per la difesa e la sicurezza sociale legati all’invecchiamento della popolazione – sta esercitando pressioni su numerosi bilanci nazionali, con alcuni governi che stanno anche adottando misure per attenuare l’impatto dell’inflazione energetica su famiglie e imprese.

L’intelligenza artificiale presenta implicazioni creditizie eterogenee e articolate. Una questione chiave riguarda la capacità dei guadagni di produttività di sostenere la crescita oltre il contributo iniziale derivante dallo sviluppo dei data center, che dovrebbe rimanere un fattore di supporto nei prossimi anni, in particolare negli Stati Uniti. Un ulteriore tema—evidenziato dalla recente correzione dei mercati nel settore software—riguarda se l’IA migliorerà l’efficienza e rafforzerà determinati settori o se li sostituirà. Nel breve termine, le interruzioni delle catene di approvvigionamento legate al conflitto in Medio Oriente potrebbero inoltre rallentare lo sviluppo dei data center.

Finora, la resilienza economica ha attenuato gli impatti sul credito. I downgrade e i default si sono mantenuti contenuti all’ingresso del conflitto. Non si è inoltre osservato un incremento significativo delle revisioni negative degli outlook o delle assegnazioni in CreditWatch nel mese di marzo. Tuttavia, ulteriori revisioni delle nostre ipotesi sui prezzi dell’energia e sul quadro macroeconomico potrebbero continuare a orientare negativamente le prospettive di credito, in funzione della durata del conflitto e dei danni alle infrastrutture critiche.

Alcuni Paesi e regioni risultano più vulnerabili di altri – in particolare l’Asia meridionale, data la sua dipendenza dalle forniture energetiche provenienti dai Paesi del Golfo e le riserve significativamente inferiori di petrolio e gas. Anche l’Europa è sensibile agli effetti del conflitto sui prezzi dell’energia – in particolare del gas naturale liquefatto – con implicazioni per le prospettive di inflazione e crescita.


Avatar di Sconosciuto
Redazione

La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.