Mercati azionari

I mercati azionari di tutto il mondo, sia sviluppati che emergenti, segnano rendimenti positivi da inizio anno. Anche la volatilita’ e’ stata ridotta, con buona soddisfazione degli investitori. A cura del team di asset allocation di MoneyFarm SIM

Tra le ragioni di questa buona performance, alcune sono di carattere fondamentale e relative all’andamento delle aziende, altre di carattere più macro. La stagione degli utili relativa al primo trimestre negli Stati Uniti si è chiusa con utili invariati (-0.13%), con una contrazione limitata però esclusivamente al settore energetico.
I fatturati sono scesi (-3.1% rispetto al trimestre precedente), ma se si esclude il settore energetico anche in questo caso i dati mostrano un andamento stabile.
Non è stata certo una stagione degli utili clamorosa, ma considerando che l’economia americana nel primo trimestre è cresciuta dello -0.7%, gli investitori hanno nuovamente scommesso sul fatto che la Fed non alzerà i tassi nel breve e quindi che dal lato della politica monetaria non vi saranno nel breve scossoni che possano danneggiare un clima ancora costruttivo dopo anni di ripresa di utili e fiducia.

In Eurozona l’andamento dei mercati azionari è stato molto più positivo rispetto agli Stati Uniti. L’Eurozona viene da anni di sotto-performance rispetto all’economia americana, sia per quanto riguarda i dati macroeconomici sia per quanto concerne i dati aziendali. Gli investitori hanno quindi ben accolto il quantitative easing di Draghi in gennaio e hanno letto con la miglior predisposizione i dati moderatamente buoni di fiducia e crescita economica nel primo trimestre.

La stagione degli utili ha mostrato una crescita di circa l’8% dei risultati aziendali e del 2% dei fatturati. Dati non eccellenti, ma che mostrano comunque un cambio di rotta dopo diversi trimestri difficili. In un mondo inondato di liquidità dalle banche centrali e dall’ampia disponibilità di risparmio, si fa presto a leggere nel modo più costruttivo possibile qualunque notizia mediamente buona. Il deprezzamento dell’Euro ha chiuso ogni dubbio: con qualche anno di ritardo, l’Eurozona sta perseguendo la strada percorsa dagli Stati Uniti dal 2009, almeno nelle speranze degli analisti.

La borsa inglese è salita meno delle altre: il risultato delle elezioni politiche in chiave euro-scettica e una crescita economica che mostra segni di stanchezza hanno forse tolto un po’ di interesse da parte degli investitori.

La borsa giapponese ha ripreso a correre. Dati moderatamente positivi di crescita e inflazione fanno ben sperare e su tutto domina l’attivismo della banca centrale, che sta da due anni implementando il quantitative easing più aggressivo (e sperimentale) tra i paesi sviluppati.

Le valutazioni di tutte le borse sviluppate sono mediamente e similmente care, se si guarda gli utili correnti. Se si guarda alle attese sugli utili futuri, la corsa di Eurozona e Giappone potrebbe ancora aver spazio, mentre gli Stati Uniti sono relativamente cari anche sulle aspettative.

La cautela maggiore riguarda un tema più generale: quanto questo ottimismo che si respira sui mercati è legato al supporto eccezionale della politica monetaria (e quindi all’assenza di alternative per gli investitori su altri mercati)? Questo è uno degli interrogativi che purtroppo solo ex post troveranno risposta.

Sui mercati emergenti il periodo 2012-2014 ha visto una netta divergenza rispetto ai mercati sviluppati: utili in fatica, debolezza dei prezzi delle materie prime esportate da alcuni importanti paesi, valute deboli e tassi di crescita delle economie più bassi rispetto a quelli di inizio secolo per i BRICS.
Il 2015 si è aperto con maggiore ottimismo, per via di una ripresa delle materie prime e un andamento degli utili meno problematico per le aziende. In realtà poi sull’area asiatica sta pesando positivamente l’attivismo della banca centrale cinese per evitare un credit crunch latente da anni in Cina, cosicché parte di questo rally è giustificato dalle stesse motivazioni sottostanti a quello dei paesi sviluppati.

In termini relativi, i mercati azionari non sono prezzati ai livelli estremi a cui trattano i mercati obbligazionari (governativi in particolare). La liquidità delle azioni e la ricerca di dividendi come palliativo di un mondo obbligazionario avaro di cedole continuano a supportare le azioni, e continueranno a farlo finché un evento imprevisto interromperà la festa. Crisi greca, tensioni sul mercato obbligazionario, rialzo dei tassi più aggressivo del previsto da parte della Fed, bassa crescita negli Stati Uniti sono i candidati conosciuti.
Nelle ultime settimane i mercati obbligazionari in Eurozona e Stati Uniti sono stati molto volatili con netti cali dei prezzi. Le azioni non ne hanno risentito, ma conviene sempre avere a mente che il prezzo del denaro fissato sui mercati obbligazionari è il punto di riferimento per la valutazione di qualsiasi attività finanziaria. Dopo anni di rally sui mercati azionari un po’ di prudenza non costa molto.