I mercati emergenti reagiscono a questo shock in modo profondamente diverso. Mauro Ratto, Co-Founder e CIO di Plenisfer SGR

emergenti, RBC

L’America Latina si presenta in una posizione di relativo vantaggio: la presenza di materie prime di vario genere — inclusi i combustibili fossili — offre una protezione naturale in questo contesto. L’Argentina, in particolare, dispone di riserve di idrocarburi ancora in larga parte non sfruttate, come nel giacimento di Vaca Muerta, con un potenziale che potrebbe ridisegnare il profilo energetico del paese. L’evoluzione politica degli ultimi anni rende questa area interessante anche da una prospettiva di lungo periodo.

Il Sud-Est asiatico presenta invece un quadro più articolato. Gli effetti sono misti: da un lato, economie già fortemente integrate nelle catene manifatturiere globali, subiscono direttamente il peso dei costi energetici; dall’altro, giganti come l’Indonesia dispongono di risorse proprie ancora in fase di sviluppo, mentre l’India continua a scontare una dipendenza strutturale che la rende più vulnerabile.

La Cina resta un caso emblematico di pianificazione strategica e industriale: è in una fase avanzata del suo percorso verso l’indipendenza energetica grazie a un mix pragmatico di fonti tradizionali ed energie alternative – incluso il nucleare – che garantisce al Paese la disponibilità di energia necessaria a restare competitiva a livello globale.  Ci aspettiamo che il modello di sviluppo energetico cinese si estenda progressivamente nel sud est asiatico, anche per rispondere alle crescenti pressioni ambientali delle popolazioni locali.

Il Golfo: economie in evoluzione

I paesi del Golfo stanno da anni investendo con determinazione per diversificare il proprio modello economico, riducendo la dipendenza dagli idrocarburi. La crisi energetica attuale rischia di rallentare — o quantomeno di complicare — questo processo di transizione, con ricadute su settori strategici come quello immobiliare, che in molte economie del Golfo rappresenta un pilastro della diversificazione. In questo settore, potrebbero dunque emergere opportunità a cui guardare in ambito distressed.

Il rischio nascosto negli emergenti: riserve valutarie e stagflazione

In diversi paesi — in particolare quelli fortemente dipendenti dall’importazione di energia, come la Turchia — si cominciano a registrare riduzioni significative delle riserve valutarie. Molte economie emergenti stanno attingendo alle proprie riserve – anche in oro, manovra che ha accentuato il trend al ribasso del metallo prezioso – per difendere le valute da pressioni esterne crescenti.

Si va così delineando uno scenario che non si vedeva da oltre vent’anni: la combinazione tra peso del debito pubblico ed effetti inflazionistici persistenti prefigura un rischio di stagflazione — bassa crescita e inflazione elevata — con cui i mercati devono tornare a fare i conti.

Come costruire portafogli resilienti in questo contesto

In questa fase, la nostra preferenza va agli asset reali. Da un lato commodities, dall’altro, con un approccio top-down, realtà quali gli oil services, che in aree meno battute, come l’Africa, offrono prospettive ancora largamente sottovalutate. In queste aree, sul fronte del reddito fisso, è tuttavia fondamentale muoversi lungo tutta la struttura del capitale, privilegiando quegli emittenti che dimostrano disciplina di bilancio, elemento discriminante per costruire portafogli davvero resilienti.

 


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Redazione

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