Intervista a Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa e Vittorio Fontanesi, Portfolio Manager mercati obbligazionari AcomeA SGR

L’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del consiglio dei ministri, cui spetterà tra l’altro pianificare gli investimenti dei fondi provenienti dal Recovery Fund, sembra piacere ai mercati e andare nella direzione giusta. La Borsa di Milano riuscirà nei prossimi anni a trarre beneficio da questo contesto? Quali settori del listino milanese ritenete sia opportuno sovrapesare?

Con l’arrivo di Mario Draghi, l’Italia fa un balzo in avanti in termini di riduzione di rischio politico. Rischio che per anni ha pesato sulle valutazioni dei nostri titoli. E che tendenzialmente porta gli investitori esteri a chiedere degli sconti sulle valutazioni.
Quando un estero investe in un Paese pondera due rischi: economico e politico. Quello economico, al momento, è sterilizzato per tutti grazie alla BCE. Mentre il rischio politico si è drasticamente ridotto con Draghi a Palazzo Chigi.
In particolare, l’Italia presenta il livello di equity risk premium tra i più alti in Europa (secondo solo alla Grecia). E potrebbe ridursi avvicinandosi a Francia e Regno Unito. Questo comporta che gli investitori richiederanno meno sconto per le nostre aziende, che potranno espandere i propri multipli.
La Borsa di Milano, quindi, non solo può, ma deve trarne beneficio, attirando capitali esteri. E incentivando gli imprenditori ad avvicinarsi al mercato dei capitali. Ricordo che l’Italia è un Paese retto dalle PMI, spesso però sottocapitalizzate e legate a doppio filo al canale bancario. Con la giusta cultura finanziaria e con il giusto contesto, questi gioielli imprenditoriali potrebbero esprimere al meglio il loro potenziale.
Basti pensare che la capitalizzazione di mercato di tutte le società quotate italiane è di poco superiore alla capitalizzazione della sola Facebook. Questo fa capire che il nostro potenziale è immenso se calato nel giusto contesto politico ed economico. I settori che ne beneficeranno maggiormente sono sicuramente quelli ciclici con gli industriali in primis, ma i veri vincitori saranno le mid small cap spesso dimenticate dagli investitori nostrani e non.
Sul versante dei titoli di Stato italiani, molti esperti ritengono che ci sia spazio per un’ulteriore compressione dello spread. Siete d’accordo con questa view? Su quali scadenze e tipologie di titoli di Stato italiani ritenete opportuno focalizzare l’attenzione?

Dopo aver avuto la conferma di Draghi a capo del governo, la performance del Btp in termini di spread verso Bund è stata più che positiva. E ha spinto al rialzo anche il mercato azionario.
Il Btp si sarebbe tolto un po’ di quel rischio politico che da anni si porta dietro. Detto questo, non bisogna perdere però di vista quello che è il contesto attuale dei mercati, specialmente se si guarda a quello che succede ai tassi.
Nell’ultimo periodo i rendimenti tedeschi hanno visto un andamento al rialzo guidati da una positività sulle aspettative di crescita e dal comportamento dei tassi del Treasury americano.
I più recenti movimenti delle curve di tasso fanno pensare a una stabilizzazione della parte lunga delle curve, quindi sopra i 15 anni. E a un probabile appiattimento della stesse guidato, però, dal rialzo della parte a breve.
Detto questo e considerata, inoltre, la pendenza della curva del Btp, nonché la leggera correzione in spread verso Bund a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, guidata appunto dal rialzo dei tassi, si potrebbe pensare a questo come a un momento interessante per cominciare a comprare la parte lunga della curva del Btp.
Tuttavia, il contesto macroeconomico attuale e la notevole volatilità dei tassi a cui assistiamo ormai quotidianamente rappresentano un rischio rilevante da considerare. Se si pensa di comprare duration e quindi allungarsi sulle curve già a questi livelli.
Restiamo dell’idea che la porta a rendimenti davvero interessanti, per quanto concerne le scadenze più lunghe, non sia ancora stata aperta con convinzione. E ci potrebbero essere, quindi, opportunità di acquisto più favorevoli, malgrado quanto detto sopra.
Per concludere, nel caso in cui i dati sull’inflazione dovessero sorprendere al ribasso, questo potrebbe provocare un rally dei tassi nominali che dovrebbe favorire anche il Btp.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

