Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments

La scorsa settimana sono giunte notizie sempre più positive riguardo agli avvenimenti in Medio Oriente, in particolare venerdì, quando il prezzo del petrolio ha registrato un calo significativo dopo che l’Iran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato aperto a tutte le navi durante i colloqui per il cessate il fuoco.

Tuttavia, gli sviluppi del fine settimana hanno creato confusione. Il calo del 10% del prezzo del petrolio registrato venerdì si è trasformato in un aumento del 5% lunedì mattina, un’oscillazione innescata dalla persistente chiusura dello Stretto.
Nonostante la breve finestra di “apertura”, il traffico è rimasto molto limitato: alcune imbarcazioni hanno testato i canali di navigazione nel fine settimana. Ma molte hanno fatto marcia indietro dopo che alcune navi sono state prese di mira. A ciò si aggiunge il sequestro da parte degli Stati Uniti di un’imbarcazione iraniana nel Golfo di Oman. In altre parole, i progressi della scorsa settimana sembrano essersi invertiti.
Prima della fine dell’attuale cessate il fuoco, sono previsti ulteriori colloqui di pace. Gli Stati Uniti stanno inviando una delegazione in Pakistan. Ma c’è incertezza riguardo alla delegazione iraniana. La retorica recente è stata più aggressiva, con gli Stati Uniti che hanno nuovamente minacciato le infrastrutture iraniane e il regime di Teheran che ha respinto i commenti sulle concessioni relative alle capacità nucleari.
Cosa significa tutto questo per i mercati finanziari? Nelle ultime settimane i titoli azionari hanno registrato un forte rialzo, con livelli di prezzo che riflettono scenari relativamente favorevoli.
Tali rialzi sono stati trainati dalla stagione degli utili societari, che finora si sta rivelando molto positiva: le aziende che pubblicano le proprie previsioni non sembrano particolarmente turbate dal conflitto. E questo aiuta a guardare oltre le notizie di breve termine.
In parallelo, la situazione relativa ai prezzi delle materie prime è molto più complessa. Il Brent con consegna immediata ha iniziato a mostrare segni evidenti di tensione nell’offerta proprio la scorsa settimana. All’inizio della settimana, i prezzi si attestavano a 140 dollari al barile o oltre, per poi chiudere appena sotto i 100 dollari. Stiamo passando da problemi di prezzo a vere e proprie difficoltà legate all’offerta e il motivo è semplice.
Le navi che hanno lasciato il Golfo prima del conflitto stanno ora effettuando le consegne finali alle raffinerie di tutto il mondo. Ma, quando tali scorte non verranno rifornite, poiché le navi non sono ancora in grado di attraversare lo Stretto, i problemi di approvvigionamento diventeranno più acuti. In effetti, stiamo già assistendo a segnali di allarme riguardo al carburante per aerei in Europa. E tali problemi diventeranno probabilmente più rilevanti tra quattro o sei settimane.
In sintesi, i prezzi delle materie prime continuano a riflettere un contesto di incertezza. Mentre i mercati azionari si muovono su scenari più favorevoli, con gli utili destinati a rappresentare il principale fattore trainante. Con la scadenza del cessate il fuoco che incombe e la mancanza di chiarezza sui prossimi negoziati, è probabile che si registri un aumento della volatilità.
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

