Né “moneta reale” né “vere attività”. Allora cosa sono i Bitcoin?

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La proliferazione delle criptovalute e la popolarità di questi asset tra gli investitori hanno spinto il team di Amundi a interrogarsi sulla loro natura

Le criptovalute sono sorte all’indomani della Grande crisi finanziaria perché le banche centrali hanno fatto ricorso a politiche di allentamento quantitativo (QE). Sono al di fuori del controllo delle banche centrali e quindi piacciono a quegli investitori che sono preoccupati delle conseguenze inflazionistiche a lungo termine delle politiche di QE e del crescente indebitamento. La sfiducia nei confronti delle istituzioni centralizzate è un potente motore di sviluppo.

Le criptovalute possono competere con l’oro in alcune delle sue funzioni

Da questo punto di vista, la diversificazione delle attività detenute in oro potrebbe conferire alle criptovalute un potenziale rialzista molto significativo. Per quanto riguarda il bitcoin, alcuni stimano che il suo prezzo potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare rispetto ai livelli attuali (fino a salire a un prezzo target tra i 100.000 e i 150.000 USD).

Oro, la copertura in caso di rischio estremo d’inflazione

Per gli investitori, l’oro rappresenta una copertura nei confronti del rischio estremo e dell’inflazione. Vista la sua bassa correlazione con le altre classi di attività, mantenere una quota dei propri investimenti in oro è un’opzione utilizzata di solito per diversificare il portafoglio (tale quota si stima oscilli tra il 5% e il 15%).

L’oro ha queste proprietà per via del suo status simbolico acquisito nel corso dei secoli e legato alla sua rarità. Inoltre, nel Ventesimo secolo il metallo giallo ha svolto anche un ruolo chiave nel sistema monetario internazionale, al punto da essere ancora detenuto nei caveau delle banche centrali.

Le criptovalute, per contro, non hanno ancora dato prova del loro valore

Sono salite durante la crisi economica del Covid-19, ma non hanno ancora dovuto misurarsi con un episodio di stress finanziario. La loro correlazione con le altre asset class non è ancora nota. Assegnare loro ex ante lo stesso status dell’oro quando si stima il loro potenziale di rialzo è perlomeno discutibile.

Bitcoin, l’oro del futuro?

Tuttavia, non si può escludere che le criptovalute finiranno un giorno con lo svolgere il ruolo di “oro digitale”, soprattutto per le generazioni più giovani. Le criptovalute sono più divisibili, e la loro conservazione non è più rischiosa.

La loro volatilità non rappresenta necessariamente un ostacolo perché l’oro è più volatile della maggior parte delle altre valute. Ma questo riferimento all’oro digitale è, nella migliore delle ipotesi, una congettura che deve essere verificata e, nell’ipotesi peggiore, un’illusione.

Un veicolo per la finanza decentralizzata?

È innegabile che la tecnologia blockchain rappresenti un’importante innovazione tecnologica che sta trasformando l’offerta dei servizi e dei prodotti finanziari.

I cripto-asset erano stati ideati originariamente per ridurre i costi delle transazioni e per espandere l’accesso ai servizi finanziari. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) stima che 1,7 miliardi di persone al mondo non hanno accesso a servizi bancari o finanziari.

Un sistema di criptovalute completamente decentralizzato e disintermediato potrebbe consentire lo sviluppo di sistemi di pagamenti mondiali più rapidi, più economici e più inclusivi rispetto agli attuali sistemi di pagamento.

I vantaggi propagandati dai sostenitori delle criptovalute sono di vario tipo: facilitare le transazioni e il trasferimento di beni da parte di una rete decentralizzata e sicura, garantendo la riservatezza delle operazioni; ridurre i costi di transazione/trasferimento rispetto al sistema finanziario tradizionale; consentire il libero accesso a chiunque possa collegarsi a Internet; limitare la conoscenza di una transazione (o trasferimento) alle parti coinvolte, dare al proprietario la piena proprietà dei beni, garantita da un sistema di chiavi a prova di manomissione di cui lui è l’unico titolare, e infine una sicurezza basata su un sistema di crittografia inviolabile.

La natura degli svantaggi può essere capita meglio una volta definiti i vantaggi:

  • per le autorità, la mancanza di regolamentazione e l’anonimato facilitano il cybercrimine in tutte le sue forme (mercato nero, riciclaggio del denaro sporco ed evasione fiscale);
  • per gli utenti, la decentralizzazione comporta nuovi rischi: perdita di dati, inaccessibilità dei dati se un server è fisicamente danneggiato, essere soggetti a cyber-attacchi o l’essere scollegati da Internet (un rischio nei Paesi non democratici o nei Paesi in guerra), la non convertibilità (assenza di un tasso di cambio uguale), irreversibilità delle transazioni4, volatilità. Per non parlare del rischio di attacchi hacker.

 

L’impatto ambientale dei Bitcoin è molto negativo

Lo sfruttamento delle criptovalute è a elevato dispendio energetico. Si stima che il bitcoin mining comporti un consumo di elettricità superiore a quello dell’intera economia belga.

La soluzione di utilizzare fonti energetiche a basso contenuto di carbonio, che viene proposta ogni tanto, è ben lungi dall’essere operativa. Tuttavia, in futuro potrebbero essere messi a punto dei protocolli con un consumo energetico inferiore.

Il principale ostacolo per le autorità è tuttavia il rischio dell’instabilità finanziaria. La proliferazione delle criptovalute ricorda in effetti l’esperienza del “free banking” negli Stati Uniti nel Diciannovesimo secolo: le crisi bancarie e finanziarie furono frequenti fin quando non fu fondata la Federal Reserve nel 1913 (si veda il riquadro

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