A colloquio con Jamie Niven, Senior Fixed Income Fund Manager di Candriam

 

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?
Jamie Niven

Il mese di ottobre ha visto l’ennesimo movimento al rialzo dei rendimenti dei Treasury USA, soprattutto guidato dalla parte più lunga della curva dei tassi, in un trend quindi di irripidimento ribassista”.

A nostro avviso, il sell off è dovuto alla continua forza dell’economia statunitense, illustrata da un rapporto molto forte sui payroll, dai solidi dati sulle vendite al dettaglio e da una serie di altri fattori.

Tra questi, la sorpresa al rialzo della crescita, con un aumento del PIL nel terzo trimestre del 2023 pari al 4,9% annualizzato, l’aumento del premio a termine (compensazione richiesta per l’estensione della scadenza), in quanto gli investitori hanno richiesto un premio maggiore per l’incertezza sull’inflazione, nonché i timori per le dinamiche della domanda e dell’offerta.

Questi timori si sono in parte attenuati la scorsa settimana, quando dati più deboli del previsto hanno dato il via al mese di novembre (l’ISM manifatturiero e dei servizi e dati più modesti sull’occupazione), insieme a una Fed più dovish, che ha evidenziato l’impatto di condizioni finanziarie più restrittive e a una sorpresa positiva sul fronte delle emissioni di Treasury, dato che il Dipartimento del Tesoro Usa ha scelto di concentrare i suoi maggiori requisiti di offerta sulla parte anteriore della curva.

Inoltre, la soglia psicologicamente importante del 5% sul rendimento del Treasury USA a 10 anni ha finora agito come una sorta di resistenza.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?

Riteniamo che, in un’ottica di medio termine, l’attuale livello dei rendimenti dei Treasury USA sia interessante. Fondamentalmente riteniamo che, dopo il ciclo di inasprimento più aggressivo da una generazione a questa parte, l’impatto ritardato della politica monetaria debba ancora essere pienamente percepito e che il percorso disinflazionistico sia destinato a proseguire nei prossimi mesi.

Questo consentirà alla Fed di tagliare i tassi l’anno prossimo per alleggerire l’attuale orientamento restrittivo della politica monetaria. In termini di evoluzione della curva, storicamente i trend di irripidimento rialzista si sono verificati dopo l’ultimo rialzo tassi della Fed nella maggior parte dei cicli.

Riteniamo che ciò si verificherà anche in questo ciclo. E, pur avendo assistito a un significativo irripidimento (sovraperformance della parte a breve scadenza) dopo l’ultimo rialzo di questo ciclo (per ora), pensiamo che strategicamente questo possa continuare.

Nel breve termine siamo più prudenti dopo la recente sottoperformance della parte a più lunga scadenza della curva, in quanto riteniamo che alcuni di questi movimenti possano invertirsi. Detto questo, su base nozionale, data la visione rialzista della duration, è chiaramente più vantaggioso assumere rischio di duration sulle obbligazioni a più lunga scadenza.

 

 


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Redazione

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