Fabiana Fedeli, Cio equities e multi asset di M&G Investments, ritiene che il grosso
del ribasso possa essere alle spalle ma si attende ancora turbolenza nei
mesi a venire

Fabiana Fedeli

Il grosso è ormai alle spalle, ma permangono difficoltà

Non sono state settimane facili per i mercati, ma abbiamo assistito ad alcuni segnali di sollievo. Abbiamo quindi superato la pesante battuta d’arresto o ci aspetta dell’altro? Riteniamo che il grosso sia alle spalle dal punto di vista dei ribassi di mercato, ma dovremo far fronte a ulteriori turbolenze.

A inizio aprile abbiamo messo in guardia i clienti rispetto all’eccessivo ottimismo dei mercati e al fatto che non tenessero conto dei rischi futuri, come la possibile erosione della domanda causata dall’aumento dell’inflazione. Insieme alle strozzature esistenti sul lato dell’offerta, alla possibilità di un errore di politica monetaria da parte delle banche centrali e all’impatto della politica zero-COVID in Cina, avevamo previsto che le aspettative di crescita dovessero essere riviste al ribasso.

 

Aspettative per il 2022 non così positive

I segnali di un indebolimento della domanda sono evidenti da tempo. La fiducia dei consumatori nel Regno Unito, nell’Eurozona e negli Stati Uniti tende al ribasso dal 2021, quando i governi hanno iniziato a tagliare il sostegno all’economia per far fronte al COVID. Anche dal lato della domanda dei consumatori statunitensi, che finora ha tenuto discretamente, abbiamo iniziato a vedere alcuni cedimenti.

Nel settore manifatturiero il PMI globale è inferiore a 50 (il che indica una contrazione dell’attività), mentre i nuovi ordini sono appena in territorio di espansione. Anche negli Stati Uniti gli indicatori anticipatori delle imprese (ad esempio l’indice PMI/ISM e ordini ISM meno scorte) tendono al ribasso.

La stagione degli utili del primo trimestre è stata relativamente favorevole. Meno bene per quanto riguarda gli utili, con gli indici NASDAQ e MSCI Emerging Markets che hanno visto meno del 50% delle società battere le attese sugli utili. Tuttavia, dal punto di vista dei ricavi, la maggior parte delle società ha battuto le aspettative di vendita in tutti i mercati delle principali aree geografiche.

Tuttavia, le aspettative per il 2022 non sono così positive. In Stati Uniti, Regno Unito ed Europa continentale diverse aziende hanno osservato che i consumatori iniziano a fare acquisti al ribasso, che c’è una crescente sensibilità alle promozioni e si intravedono i primi segnali di un indebolimento della domanda di beni di consumo durevoli.

È dunque la fine dell’eccessivo ottimismo sui mercati?

Da inizio aprile abbiamo assistito a un calo dei mercati azionari e un aumento dei rendimenti obbligazionari. Più di recente, abbiamo visto timidi segnali di un rally azionario e rendimenti obbligazionari in discesa.

Di certo, i mercati saranno più sensibili alle notizie positive, come qualsiasi segnale di risoluzione della guerra in Ucraina, un rallentamento dell’inflazione o maggiore cautela da parte delle banche centrali nell’inasprire le proprie misure. Anche i mercati del reddito fisso hanno tratto vantaggio dal fatto che i timori di crescita abbiano preso il sopravvento sulle prospettive di ulteriori pressioni inflazionistiche e di inasprimento da parte delle banche centrali.

Tuttavia, esistono ancora diversi rischi, come la possibilità di ulteriori sanzioni alla Russia, che la distruzione della domanda conduca a una recessione e che le banche centrali inaspriscano eccessivamente la politica monetaria nel cercare un equilibrio tra inflazione e crescita. E l’impatto che tutti i rischi sopraelencati avranno sugli utili aziendali. Ma quanto è già scontato? A nostro avviso, una prospettiva di crescita tendente al peggio e un rallentamento della stessa sono già prezzati. Potrebbero esserci ulteriori ribassi, in particolare per alcuni titoli azionari le cui valutazioni rimangono elevate o in cui non è ancora stato calcolato un calo degli utili.

Una recessione massiccia, magari proveniente dall’Europa e causata dalle sanzioni sul gas naturale, comporterebbe un ulteriore ribasso, soprattutto per le azioni. Una depressione o un crollo dei mercati del credito in stile 2008 non è la nostra ipotesi di base. Di conseguenza, qualsiasi rimbalzo del mercato che dipenderà da dati e flusso di notizie potrebbe essere di breve durata.

Nella prima metà di maggio e in seguito alla correzione, nelle nostre strategie multi-asset siamo passati da una posizione di sottopeso sulla duration e da una posizione compresa tra il neutrale e il sottopeso sulle azioni a una posizione neutrale su entrambe le asset class. Continuiamo a essere cauti e selettivi e a detenere livelli di liquidità più elevati del solito, convinti che questo sia un mercato in cui preservare il capitale e attendere opportunità migliori. In ambito azionario, abbiamo tratto vantaggio dalla volatilità di mercato acquistando selettivamente alcuni titoli che avevano perso terreno. I titoli tecnologici hanno offerto alcune opportunità interessanti.

A seconda che la crescita o l’inflazione siano al centro dei timori degli investitori obbligazionari, potremmo vedere le asset class azionaria e obbligazionaria muoversi in direzioni opposte o simili. Se si confrontano i rendimenti, le azioni appaiono ancora decisamente a buon mercato rispetto alle obbligazioni, ma molto dipende dalle prospettive degli utili da qui in avanti.

Posizionamento in un contesto volatile

In questo contesto, crediamo che il miglior posizionamento consista nel detenere un portafoglio diversificato su tutte le asset class, tra cui azioni, obbligazioni, materie prime e asset reali. All’interno delle singole asset class, essere selettivi riveste un’importanza cruciale. Non è un mercato per investimenti a grandi linee: l’alfa deriverà indubbiamente dalla selezione. A livello di società, è essenziale investire in aziende con potere di determinazione dei prezzi e bilanci robusti, in grado di far fronte al contesto inflattivo e di tassi in aumento. In ambito azionario, continuiamo a privilegiare temi di lungo periodo come le infrastrutture e l’ecosistema a basse emissioni di CO2, che beneficeranno degli investimenti futuri, indipendentemente dagli imprevisti delle prospettive macroeconomiche.


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Redazione

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