Kei Okamura, portfolio manager di Neuberger Berman, analizza l’attuale situazione dei mercati giapponesi alla luce delle vicende dell’ultima settimana

Sebbene la recente volatilità potrebbe essere più persistente del previsto, riteniamo che le azioni giapponesi abbiano il potenziale per generare opportunità interessanti nel lungo termine. A inizio dellla settimana scorsa, sia il Topix che l’indice Nikkei 225 sono crollati di oltre il 12% – il calo giornaliero più grave registrato dal Lunedì Nero del 1987 – per poi riprendersi rispettivamente del 9,3% e del 10,2% il giorno successivo e salire ulteriormente mercoledì. Per quanto dolorosa possa sembrare la recente volatilità nei listini giapponesi, riteniamo sia un ulteriore segnale di come il Paese si stia risollevando dai tre “Decenni Perduti” di stagnazione economica, grazie ad una combinazione incoraggiante fatta di crescita reale dei salari, inflazione stabile e riforme della governance aziendale. Non solo lo sosteniamo da tempo, ma crediamo anche che un’ulteriore dose di volatilità nel corso delle prossime settimane possa potenzialmente offrire opportunità per generare rendimenti interessanti risk-adjusted nel medio-lungo termine.

Cosa succede?

Un grande catalizzatore per il sell-off del mercato è stata la decisione della Banca del Giappone del 31 luglio di aumentare i tassi d’interesse e dimezzare il proprio programma di acquisto di JGB entro il 2026. L’impostazione hawkish del governatore della BOJ, Kazuo Ueda, ha fatto impennare lo yen rispetto alle altre valute principali innescando una significativa riduzione dei carry trade finanziati con lo yen improvvisamente più costoso; nel frattempo, gli investitori globali sono preoccupati dal fatto che l’aumento dei prezzi delle esportazioni possa intaccare gli utili societari, soprattutto tra i produttori di automobili, ed i recenti risultati sotto tono dei produttori di semiconduttori statunitensi hanno sollevato timori sulla domanda di chip.

Fin dove possiamo arrivare?

Pensavamo che la crescita salariale in Giappone e la stabilizzazione dell’inflazione avrebbero spinto la BOJ a normalizzare la politica monetaria, forse proprio quando la Fed avrebbe iniziato a tagliare i tassi – uno scenario che, a nostro avviso, avrebbe dovuto contribuire a ridurre i differenziali di tasso che hanno spinto lo yen al ribasso negli ultimi anni. Simili aspettative hanno reso rialzisti gli option trader sullo yen e hanno portato i fondi hedge macro a costruire posizioni corte sui futures azionari giapponesi.

Sebbene la volatilità del mercato possa essere persistente nel breve, la consideriamo come un segno di crescita per una delle principali economie in transizione. A nostro avviso, l’aumento dei salari reali a giugno – il primo incremento in 27 mesi – è un primo segnale che i consumi personali potrebbero iniziare a migliorare, fornendo un potenziale impulso alle azioni giapponesi delle piccole e medie imprese (SMID) che ottengono la maggior parte dei propri ricavi proprio dal mercato interno. Finora, il 60% delle aziende giapponesi che hanno riportato gli utili del secondo trimestre ha annunciato revisioni al rialzo, aspetto questo che ci segnala la solidità dei fondamentali aziendali. Riteniamo che gli investitori con un’ottica di lungo periodo farebbero bene a guardare oltre la volatilità a breve termine delle azioni giapponesi.


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Redazione

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