Intervista a Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud AM

Come si sono comportate le small cap europee in questa difficile fase di mercato e quali scelte di portafoglio (per paesi, settori etc) avete messo in atto per fa fronte alla situazione?

 

Hywel Franklin

Non è stato un anno positivo per le azioni in generale. Abbiamo visto che le small-cap hanno faticato a tenere il passo con le loro omologhe large-cap su base annua. A fine settembre, la performance in euro dell’indice MSCI Europe Small Cap è stata pari a -31%, a fronte di perdite relativamente più contenute per lo STOXX 600 (-20%) e per l’MSCI Europe (-19%).

Tuttavia, 12 mesi di mercati finanziari da soli non raccontano l’intera vicenda. Osservando quello che potrebbe essere considerato un arco di tempo ordinario per gli investimenti, le small cap sono state impressionanti.

Nonostante le perdite di quest’anno, in un’ottica decennale, le quotazioni delle società europee di dimensioni più piccole hanno registrato un incremento dell’81%, rispetto allo Stoxx 600 (44%) e all’MSCI Europe (41%).

Un problema che riscontriamo spesso è che gli investitori cercano di trovare il momento giusto per entrare nelle società più piccole. Con il timore che il segmento sottoperformi le large-cap durante un sell-off del mercato.

Considerando che è notoriamente difficile effettuare scelte di timing corrette, questo crea un problema a sé stante, in quanto le small cap in genere sovraperformano le large cap nel lungo periodo. E i periodi in cui la sovraperformance è maggiore sono proprio quelli di recupero dai minimi di mercato.

È molto facile mancare questo punto di svolta, dato che si verifica quando il sentiment verso gli asset rischiosi è al minimo per le preoccupazioni sulle prospettive a breve termine.

Il 2022 è stato un anno caratterizzato da molteplici fasi di mercato. È iniziato con le speranze di un’ulteriore ripresa economica dagli effetti della pandemia. L’ottimismo è stato sostituito dall’aumento dei tassi d’interesse e dalle preoccupazioni sull’inflazione.

Poi dalla guerra e, più recentemente, da una crisi sul mercato valutario. La rapida evoluzione dei principali driver di mercato ha reso il panorama degli investimenti molto difficile da navigare.

Le nostre strategie Discovery Europe si concentrano su titoli specifici piuttosto che su una visione top-down. Tuttavia, il contesto fondamentale si è deteriorato per le azioni in generale a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime e del rallentamento dell’economia.

Abbiamo riscontrato come la chiave per cogliere il potenziale in termini di rendimento sia quella di trovare società in grado di controllare il proprio destino in questo contesto. In molti casi grazie alla capacità di gestire i prezzi e quindi di proteggere i margini.

Avere un management imprenditoriale e dinamico può rivelarsi di grande aiuto per molte piccole aziende. Strutture organizzative meno complesse e catene di comando più corte hanno permesso a molte piccole aziende di prevedere meglio il contesto di mercato. E di adeguare di conseguenza le pratiche commerciali. Un numero ancora maggiore di società è stato in grado di utilizzare l’attività aziendale per incrementare in modo opportunistico gli utili e uscire dalla crisi più forti.

A vostro avviso, quali condizioni dovrebbero materializzarsi per consentire alle quotazioni delle small cap del Vecchio Continente di risalire la china nel corso dei prossimi anni?

Una ripresa dello slancio economico dovrebbe favorire la performance delle società più piccole. Dopo tutto, la storia dimostra che la crescita dei ricavi delle società più piccole è correlata alla crescita del PIL nominale nel tempo.

I titoli azionari, infatti, possono fungere da copertura contro l’inflazione, trasferendo nei prezzi gli aumenti dei costi dovuti all’inflazione. E facendo così crescere i ricavi in termini nominali.

Molti investitori ritengono che gli Stati Uniti siano superiori al resto del mondo in termini di innovazione. Ma noi non siamo d’accordo. Stiamo trovando aziende innovative in tutta Europa, molte delle quali con eccellenti prospettive di crescita. Una società che deteniamo nella strategia è il fornitore di nutraceutici PharmaNutra, che grazie alla sua innovativa tecnologia a legame lipidico è in grado di accelerare l’assorbimento di sostanze mediche nell’organismo.

Il settore più importante per PharmaNutra è quello della carenza di ferro. Un problema che colpisce più di un miliardo di persone all’anno. E che rappresenta quindi una valida prospettiva di crescita a livello globale. Vediamo un futuro brillante per l’azienda.

Con uno shock inflazionistico di dimensioni mai viste da molti anni a questa parte, le prospettive economiche sono molto incerte. Vale la pena ricordare, tuttavia, che i prezzi di mercato anticipano il futuro. E di solito è ben prima che le stime sugli utili smettano di scendere che i prezzi iniziano a riprendersi. Rimaniamo vigili e alla ricerca di opportunità nelle small-cap.

 


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.