Lo sviluppo del mercato secondario è il segnale della maturazione del nostro Paese. Lo scenario è positivo ma restano ancora ampi margini di sviluppo. Clemente Reale, country manager in Italia di Hoist Finance

 

Un mercato particolarmente attivo, sempre più maturo e specializzato. È questa la situazione attuale del settore dei crediti performing e non performing in Italia, che vede la presenza sia di grandi player sia di imprese più piccole e specializzate sul mercato secondario.

Ed è proprio lo sviluppo del mercato secondario il segnale della maturazione del nostro Paese: il leit-motiv del 2022 potrebbe essere proprio il decollo definitivo del secondario.

Clemente Reale
Clemente Reale

La stessa Hoist Finance in Italia, negli ultimi mesi, ha visto una netta prevalenza di cessioni di crediti sul mercato secondario. Questo non può che essere un vantaggio per tutti: più il mercato è maturo e più numerose sono le operazioni di segmentazione di portafogli.

Molte sono le aziende che, per scelta o necessità, si specializzano e diventano competitive sui piccoli segmenti, consentendo un salto di qualità nell’efficacia del recupero dei crediti, a tutela anche dei debitori, che possono contare su assistenza e supporto. Inoltre, i grandi player internazionali possono così investire sui portafogli più grandi supportando banche e imprese a focalizzarsi sul loro core business.

Non meno importante – a ulteriore evidenza della situazione florida del mercato NPL in Italia – è il fatto che oggi le aziende che entrano in questo settore sono più numerose di quelle che escono, in un rapporto quasi di 3 a 1, a differenza di molti altri mercati europei.

Tuttavia, nonostante lo scenario positivo del settore, restano ancora ampi margini di sviluppo: soprattutto sui temi della digitalizzazione e della tutela legale. Sul primo punto, nonostante i progressi degli ultimi anni, il nostro Paese è notoriamente più indietro rispetto ad altri.

Oltre alle ragioni di natura culturale perché tradizionalmente si preferisce un contatto più personale che digitale, rispetto ad altri Stati come il Regno Unito, le cause di questo digital gap sono da ricondursi soprattutto a divide demografici: una popolazione anagraficamente meno giovane rispetto al resto d’Europa, che include anche molti piccoli e medi imprenditori.

Il secondo aspetto è relativo ai tempi lunghi dei processi giudiziari. In Italia, così come nelle altre realtà del Sud-Europa, risulta non più derogabile intervenire sul lavoro dei tribunali cercando di velocizzarne le attività, le cui lungaggini finiscono per influenzare i tempi di recupero e il valore dei crediti.

Servirebbero interventi come la velocizzazione dei proventi derivanti dai fallimenti o dalla vendita di immobili, o le distribuzioni anche parziali derivanti dai fallimenti; così come implementare soluzioni digitali per l’attività legale, a vantaggio del settore e del Paese in generale.

Sullo sfondo, infine, resta la situazione legata alle moratorie scadute a fine 2021 che, in caso di mancata proroga, potrebbe render più difficoltoso per le imprese riprendere i pagamenti.

Alla luce dei recenti studi che hanno evidenziato, come possibile effetto, la crescita di crediti deteriorati mitigata nel medio periodo dalla ripresa economica, le istituzioni potrebbero scegliere di mettere in campo interventi più selettivi, a vantaggio delle sole imprese sane e competitive, così da avere una ripresa effettiva e robusta.

 

 


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Redazione

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