Philipp Vorndran, Partner di Flossbach von Storch
Da mesi il prezzo dell’oro è sulla bocca di tutti: il suo valore continua a passare da un massimo all’altro. Nel mezzo, però, non mancano brusche correzioni. All’inizio del conflitto in Iran, per esempio, il metallo prezioso è stato molto richiesto come “bene rifugio”, salvo poi arretrare nuovamente.
Tuttavia non bisogna sopravvalutare il suo ruolo di metallo delle crisi geopolitiche. Sul lungo periodo, infatti, sono altri i fattori che determinano se il prezzo dell’oro salga o scenda.

In sostanza, se si mettono da parte le ragioni emotive, esistono due motivi principali per possedere oro. Il primo riguarda una sua caratteristica fondamentale: l’oro è la valuta definitiva. Proprio per questo offre protezione contro l’inflazione delle valute cartacee emesse dalle banche centrali. L’oro acquistato per questo motivo – per lo più in forma fisica – può essere definito anche “oro di sicurezza” o “oro di copertura”. L’oro è buon denaro.
Chi lo possiede ne misura il valore in once e lingotti, non in euro o dollari e ne apprezza soprattutto la funzione di riserva di valore nel lungo periodo. Per questo tipo di investitore l’oro rappresenta uno strumento di protezione contro i rischi intrinseci del sistema finanziario e contro eventuali shock esterni.
Le oscillazioni di prezzo, di solito, gli interessano poco. Un investitore di questo tipo conserva l’oro in un luogo sicuro: ad esempio presso una banca in un paese particolarmente solido, come la Svizzera. Nel caso ideale, distribuisce inoltre le proprie riserve in più luoghi di custodia.
DAL POSSESSO FISICO AGLI ETC: LA DICOTOMIA TRA RISERVA E PERFORMANCE
Il secondo motivo per acquistare oro è di natura speculativa. In questo caso gli investitori comprano il metallo prezioso con l’aspettativa di poterlo rivendere in un futuro non troppo lontano a un prezzo più alto. Qui l’oro serve soprattutto a ottimizzare il portafoglio. Lo si definisce anche “oro da performance” o “oro speculativo”. A differenza dell’oro di sicurezza, di norma non viene detenuto fisicamente. Gli investitori preferiscono esporsi tramite fondi negoziati in Borsa legati all’oro, i cosiddetti ETC.
Entrambe le motivazioni sono legittime e possono convivere nello stesso investitore. L’oro di copertura ha una funzione strategica e viene venduto solo in casi eccezionali. L’oro speculativo, invece, ha un carattere tattico: idealmente l’investitore riesce ad aprire posizioni in anticipo, cioè a prezzi convenienti, e a venderle in tempo, prima di eventuali ribassi. Questo tipo di oro è più “mobile” e contribuisce quindi ad aumentare la volatilità del prezzo.
Proprio per questo gli investitori in oro devono avere una buona tolleranza alle oscillazioni. Nel lungo periodo – anni o decenni – il prezzo dell’oro dimostra in modo impressionante la sua capacità di proteggere dall’inflazione. Nel frattempo, però, non sono mancate forti oscillazioni. Si dovrebbero quindi mettere in conto battute d’arresto anche del 25% o più.
In linea generale, più alti sono i costi opportunità di detenere oro, cioè più interessanti risultano i rendimenti di altre classi di investimento, meno attraente diventa il metallo prezioso per chi lo considera “oro speculativo”. Per esempio, obbligazioni con rendimenti significativamente superiori al tasso d’inflazione, oppure azioni, che – come beni reali – possono beneficiare di un contesto inflazionistico simile a quello favorevole all’oro, ma offrono anche rendimenti periodici sotto forma di dividendi – un vantaggio importante rispetto al metallo prezioso.
QUANTO ORO È OPPORTUNO AVERE IN PORTAFOGLIO?
Negli ultimi mesi è cresciuta soprattutto la domanda di oro di sicurezza. Il motivo è che sotto la presidenza statunitense di Donald Trump la fiducia nel dollaro americano è diminuita a livello globale. Molte banche centrali hanno quindi aumentato gli acquisti di oro. Per loro il metallo prezioso sta diventando sempre più importante come alternativa al dollaro, per diversificare meglio le riserve valutarie.
A questo si aggiunge il rapido aumento del debito pubblico in tutto il mondo. Per poterlo ridurre nel lungo periodo servono rendimenti reali negativi, cioè un’inflazione superiore ai tassi d’interesse. In questo contesto l’oro torna al centro dell’attenzione come protezione di lungo periodo contro l’inflazione. In altre parole, i fattori strutturali che sostengono il prezzo dell’oro restano intatti. Per gli investitori ha quindi senso destinare una parte del proprio patrimonio all’oro di copertura.
Ma quanto oro dovrebbe esserci in un portafoglio? Purtroppo non esiste una risposta universalmente valida. Come spesso accade, dipende dalle preferenze personali dell’investitore. Come riferimento generale si indica di solito tra il 5 e il 10% del patrimonio.
Il drammaturgo irlandese George Bernard Shaw disse una volta che un investitore deve scegliere tra la stabilità naturale dell’oro e l’onestà e l’intelligenza dei membri del governo. E aggiunse: “Con tutto il rispetto per questi signori, finché esisterà il sistema capitalistico, vi consiglio di scegliere l’oro”.
Redazione
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