A cura di Karin Kunrath, Chief Investment Officer di Raiffeisen Capital Management

 

Recentemente si è verificato un “cambio di regime” sul mercato azionario. Dopo una fase prolungata, in cui le sorprese positive dei dati economici portavano a sviluppi positivi perché sostenevano la prospettiva di un miglioramento degli utili aziendali, il mercato ha recentemente reagito positivamente anche a dati statunitensi un po’ più deboli, nella speranza di un aumento della probabilità di tagli dei tassi d’interesse.

In questo contesto, il mercato non solo non si aspettava alcun taglio per il 2024, ma in alcuni casi ipotizzava addirittura un rialzo dei tassi di interesse, sulla base dell’inflazione ostinata dovuta alla robusta economia statunitense.

Ora – dopo alcuni dati macroeconomici più deboli e i crescenti segnali di una distensione sul fronte dell’inflazione – lo spazio per le speculazioni sui tagli dei tassi sta aumentando anche per la Fed.

Karin Kunrath

In caso di conferma di tale tendenza nel corso dell’anno, il mercato a un certo punto dovrebbe iniziare a chiedersi se questa mossa delle banche centrali sia davvero del tutto positiva.

L’inflazione, infatti, generalmente diminuisce in modo duraturo solo in concomitanza con un’economia più debole. Il che potrebbe riaccendere la discussione su una possibile recessione negli Stati Uniti.

Un certo numero di analisti in effetti si aspetta tuttora una recessione negli Stati Uniti, sostenendo che gli effetti sulla crescita della politica monetaria restrittiva, in atto ormai da tempo, prima o poi sfuggiranno di mano e che le attuali stime sugli utili, in particolare per il 2025, siano di conseguenza troppo ottimistiche. Per allora il mercato potrebbe giungere alla conclusione che le cattive notizie non hanno più un effetto positivo, bensì negativo, almeno per le asset class più rischiose. E questo rappresenterebbe il passaggio al regime economico successivo. Resta da vedere se – e quando – ciò avverrà nei prossimi mesi.

Soprattutto perché il rallentamento dell’inflazione, unito ai dati economici ancora solidi e all’andamento molto positivo degli utili societari, continua a creare un contesto di mercato costruttivo. I nostri indicatori per gli asset rischiosi sono rimasti praticamente invariati a giugno. Anche questo mese rimaniamo quindi positivi.

Obbligazioni: rendimenti ancora in crescita per i governativi

I rendimenti dei titoli di Stato a basso rischio sono saliti ancora. Anche le previsioni di rendimento degli analisti globali sono rimaste caute, esprimendo solo lievi – se non nulli – cali dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Pur prevedendo un calo dei rendimenti dei titoli di Stato, riteniamo che le classi obbligazionarie più rischiose (obbligazioni societarie “investment grade” e obbligazioni in valuta forte dei mercati emergenti) registreranno performance ancora migliori.

Le obbligazioni societarie continuano ad attrarre l’attenzione degli investitori, con premi di rischio ancora a livelli bassi e con una tendenza ad un ulteriore ribasso. Questa classe obbligazionaria beneficia di aspettative di crescita economica bassa ma positiva, e quindi di un contesto caratterizzato sia dal fatto che le aziende non intendono implementare piani di crescita troppo rischiosi, sia dall’assenza di un impatto negativo di una recessione sugli utili. Di conseguenza ci aspettiamo un basso rischio di downgrade o di default. Continuiamo, d’altro canto, a considerare interessanti le obbligazioni societarie “investment-grade” denominate in euro.

Si osserva poi uno slancio economico relativamente buono nei mercati obbligazionari dei paesi emergenti che, rispetto ad altri “asset a spread” presentano attualmente il miglior profilo rischio/rendimento.

Mercati azionari: le società superano le aspettative sugli utili nei mercati sviluppati

Nelle ultime settimane i mercati azionari internazionali sono tornati a salire. La stagione dei bilanci ha rappresentato ancora una volta un fattore di supporto, con la maggior parte delle società che è riuscita a superare le aspettative e le revisioni degli utili che hanno recentemente dipinto un quadro positivo. Gli indicatori di sentiment continuano a mostrare dati molto favorevoli e quindi anche un rischio di temporanee battute d’arresto dei prezzi. In linea con il contesto complessivamente positivo, al momento siamo maggiormente investiti in azioni.

Dopo che ad aprile le azioni dei mercati emergenti hanno brevemente superato quelle dei mercati sviluppati per la prima volta dopo molto tempo – soprattutto grazie al buon andamento delle azioni cinesi – la performance relativa è ora nuovamente in calo. Tuttavia, la performance assoluta rimane positiva e ci aspettiamo che ciò prosegua nei prossimi mesi, poiché prevediamo un’ulteriore ripresa degli utili societari.

Materie prime: il segmento dei metalli preziosi resta solido

Nonostante il perdurare delle incertezze geopolitiche, il settore energetico ha registrato un calo dei prezzi nelle ultime settimane. Senza trascurare la decisione dell’OPEC di ridurre gradualmente i tagli alla produzione, che ha messo ulteriormente sotto pressione i prezzi. Il settore dei metalli preziosi rimane molto solido in considerazione del recente ulteriore aumento dei rendimenti reali.


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Redazione

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