Crescita, tassi, Treasury, credito investment grade e high yield, trend demografico. Le stime di BlackRock nell’outlook per il 2024
Il BlackRock Investment Institute nel proprio outlook per il 2024 ha delineato un quadro macro in via di normalizzazione, dopo un 2023 che ha segnato probabilmente l’ultima fase di aggiustamento dopo la pandemia. Per l’anno prossima la società statunitense prevede una crescita del pil un filo più robusta per l’Europa a fronte però di una decelerazione americana verso il proprio trend di lungo periodo.
Complessivamente inoltre gli analisti del gruppo condividono l’attuale view dei mercati sull’evoluzione futura dei tassi di interesse, anche se per quanto riguarda il livello di questi ultimi in Usa vi è forse un eccesso di ottimismo per il 2024 e di pessimismo per gli anni successivi.
Di conseguenza la posizione della società è neutrale per quanto riguarda i Treasuries ad alta duration, a causa di valutazioni non sufficientemente generose. Non è infatti improbabile che nel corso dei prossimi anni il term premium del rendimento del decennale torni intorno all’1% rispetto alla fascia intorno allo zero attuale.
A ciò si abbina una previsione da parte di BlackRock di tassi sul medio-lungo periodo comunque più elevati rispetto a quanto sperimentato nello scorso decennio. In futuro infatti il quadro globale potrebbe essere caratterizzato da spinte inflattive maggiori rispetto al periodo precedente l’epidemia di Covid, in particolare per via degli effetti sull’offerta di lavoro da parte dell’invecchiamento della popolazione, dei costi della transizione energetica e della ristrutturazione delle catene produttive a livello manifatturiero. Dall’altra parte invece occasioni sono presenti sulla parte più a breve delle curve, dove comunque è presente un notevole yield cushion.
Per quanto riguarda il credito infine, più interessante appare l’Europa dove, sia in ambito investment grade che high yield, gli spread sia rispetto alle emissioni comparabili statunitensi che a confronto della propria media storica sono adeguati. In particolar modo ciò appare vero se si escludono gli outlier generati dalla Grande Crisi Finanziaria e da quella successiva dell’Eurozona.
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

