L’investimento nell’asset class richiede un approccio attivo e dinamico che tenga conto deli cambiamenti a livello internazionale. Nick Payne, head of strategy, global emerging markets, di Jupiter Asset Management

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?
Sebbene il contesto macroeconomico globale rimanga confuso, vi sono diversi motivi per guardare positivamente ai mercati emergenti. Molto è cambiato negli ultimi 10 anni. Ripensando al periodo del “taper tantrum” del 2013, i mercati emergenti hanno effettivamente faticato, in particolare quelli valutari, poiché i paesi con deficit correnti elevati erano stati messi sotto pressione. Durante questo periodo, India, Indonesia, Brasile, Sud Africa e Turchia divennero noti come i “cinque fragili”. Se osserviamo oggi queste economie, tuttavia, possiamo vedere che le prime quattro hanno ridotto significativamente i propri deficit o addirittura sono entrate in surplus.
Tali miglioramenti sottostanti riflettono il profilo dei mercati emergenti nel loro insieme. Tali paesi hanno subito riforme strutturali e generalmente sono stati più responsabili in termini di politica monetaria (ironicamente più di alcuni mercati sviluppati). Le loro banche centrali hanno iniziato ad aumentare i tassi in modo proattivo già durante il 2021 e in risposta stiamo assistendo a un’inflazione relativamente nella norma. Sorprendentemente, questa è la prima volta in 20 anni in cui ci sono meno paesi emergenti con un’inflazione superiore al 5% rispetto a quelli sviluppati. Ciò implica che le banche centrali emergenti potranno essere di supporto qualora le loro economie dovessero cadere in recessione e dovrebbe consentire una crescita più rapida con la ripresa dell’economia globale.

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?
Il maggiore impatto sui mercati emergenti della guerra in Ucraina è stato l’aumento dei prezzi dell’energia, poiché molti paesi erano importatori di materie prime. Sebbene inizialmente abbiano sofferto, la relativa mancanza di partecipazione dei paesi emergenti al regime di sanzioni dell’Occidente ha portato giovamento. Petrolio e gas russi a buon mercato sono infatti disponibili per quei paesi che possono pagare in rubli, renminbi o rupie. Una risoluzione del conflitto e un allentamento delle sanzioni potrebbero avere un impatto negativo su questi Paesi, mentre l’Europa orientale, che è stata più allineata all’Occidente, ne trarrà vantaggio.
Quello che possiamo dire con certezza, tuttavia, è che i rischi per chi investe in quest’area sono in continua evoluzione. Sebbene sia vero che la geopolitica, l’inflazione e i rischi di recessione influenzeranno probabilmente il resto dell’anno, il COVID e la guerra in Ucraina ci hanno insegnato che l’impatto dei cigni neri non può essere trascurato. Per avere successo negli investimenti nei mercati emergenti è fondamentale un approccio alla gestione dinamico e realmente attivo.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

