Piazza Affari, ripensare a come uscire vincenti dalla crisi

kairos su piazza affari

Alla luce della scarsa visibilità sulle prospettive dell’economia da qui al 2021, è forse opportuno puntare sui settori con un ciclo più prevedibile di investimenti, in particolare quelli legati alla tecnologia. Piazza Affari, per le caratteristiche dei titoli quotati, risulta tuttavia poco assortita sui temi d’investimento che possono risultare immediatamente premiati dalla situazione post Covid-19. Ma cerchiamo di capire meglio quali sono le prospettive del listino azionario italiano.

“La correzione è stata profonda e ha creato senza dubbio delle opportunità” – spiega Trabattoni – “anche perché il rimbalzo che ne è seguito è stato forse ancora più disordinato. Infatti, nella fase di recupero, sono stati premiati spesso titoli per la sola appartenenza a uno specifico settore. Indipendentemente dalla qualità e dalle caratteristiche della singola azienda. È evidente che a Piazza Affari non vi sia l’assortimento del Nasdaq, quanto piuttosto tipologie di business che sono, per la maggior parte, tradizionali o mature. È tuttavia possibile individuare realtà dinamiche destinatarie, nel mondo italiano, di investimenti indirizzati verso le tecnologie innovative”.

Intanto, cosa emerge dalla pubblicazione delle trimestrali?

La fotografia che ricaviamo dai dati di bilancio del primo trimestre è probabilmente meno negativa di quello che ci si potrebbe aspettare. Ma questo trova spiegazione nel fatto che sono le filiere del distretto industriale a monte delle aziende a soffrire di più rispetto al gruppo quotato. Detto questo, ritengo sia comunque da privilegiare non tanto la capacità dimostrata di aver saputo reggere all’impatto dell’emergenza sanitaria, quanto piuttosto le prospettive nel raccogliere ordini, fatturare, generare flussi di cassa. Per esempio nell’ambito dei finanziari, risparmio gestito e sistemi di pagamento offrono ancora opportunità selettive analizzando nel dettaglio il target di clientela e il modello di business.

A proposito di settori, dove state concentrando l’attenzione?

Sarebbero da privilegiare quelli a cui appartengono le aziende coinvolte negli investimenti non più rinviabili, come informatizzazione, nuove apparecchiature, efficientamento energetico, la cui offerta però in Piazza Affari è piuttosto limitata. Esiste sempre la speranza che le piccole e medie imprese italiane possano ancora una volta reinventarsi, probabilmente in alcuni settori tipo il lusso, dove esistono margini di manovra. Il problema è che, anno dopo anno, è sempre più difficile realizzare questo exploit in Italia a causa dei molteplici freni all’imprenditoria. L’attrattività di spostare al di fuori del nostro paese fabbriche e laboratori cresce con l’aumentare degli ostacoli dovuti a incertezze fiscali, giuridiche, burocratiche. Finora gli imprenditori italiani sono sempre riusciti a inventarsi qualcosa di nuovo e speriamo che succeda anche stavolta, creando inedite occasioni di business.

Però, anche in questi casi, si è sempre trattato di nicchie di mercato: come mai?

Questo è un problema che non riguarda solo l’Italia. Rispetto a quella americana, l’economia europea resta ancora molto centrata sul sistema bancario. È una questione di differente visione strategica che pone al vertice gli Stati Uniti, forti di un sistema di finanziamento privato alternativo a quello bancario, con investitori disposti ad aspettare anche anni e diversi bilanci in perdita pur di conquistare la leadership mondiale. In questo contesto l’Europa, e quindi anche l’Italia, è relegata in una posizione sempre più defilata nel panorama globale.

Il Green Deal europeo potrebbe essere l’occasione di riscatto per il Vecchio Continente?

In un contesto in cui, con ogni probabilità, la domanda risulterà stagnante, il Green Deal europeo può rappresentare un programma di interventi pubblici su scala europea importante. Nel breve potrebbe accusare una battuta d’arresto per la brusca caduta del prezzo del petrolio. Tuttavia, a medio termine, la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’Unione Europea, trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori, è percorribile e potrebbe sicuramente coinvolgere parecchie aziende del nostro Paese.

 

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