L’analisi della Strategy Unit di Pictet Asset Management

Dagli Stati Uniti e all’Europa, fino al Giappone e ai mercati emergenti, l’economia rimane solida, sostenuta dall’allentamento monetario e da politiche fiscali espansive. Al contempo, gli investimenti in Intelligenza Artificiale (IA) mantengono un ritmo sostenuto, senza indicazioni di decelerazione: le grandi aziende tecnologiche hanno annunciato piani di spesa superiori ai 600 miliardi di dollari solo quest’anno per costruire data center e infrastrutture digitali. La combinazione di politiche monetarie accomodanti, stimoli fiscali e boom di investimenti legati all’IA è positiva per i mercati azionari. Aggiungendo a questo mix anche i solidi utili societari, riteniamo che vi siano motivazioni sufficientemente forti per mantenere un sovrappeso in azioni e un corrispondente sottopeso in obbligazioni.
Questo non significa che possiamo ignorare ciò che accade in Medio Oriente. L’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziato il 28 febbraio, potrebbe avere conseguenze di vasta portata per l’economia e i mercati finanziari nel lungo periodo. Nel breve termine, qualsiasi conflitto che coinvolga un paese con una forte influenza sull’approvvigionamento di petrolio è destinato a incidere sul prezzo del greggio. Tuttavia, pur prevedendo una certa turbolenza nei mercati petroliferi, non ci aspettiamo un’impennata tale da avere ripercussioni significative sull’insieme dei mercati finanziari.
Le letture positive dei nostri indicatori del ciclo economico rafforzano la nostra posizione di sovrappeso per le azioni e sottopeso per le obbligazioni. La quasi totalità dei principali Paesi e regioni da noi monitorati mostra attualmente dinamiche di crescita favorevoli. Negli Stati Uniti, gli investimenti in Intelligenza Artificiale da parte dei principali gruppi tecnologici dovrebbero aggiungere circa lo 0,7% alla crescita del PIL di quest’anno. Inoltre, gli investimenti tecnologici interni risultano almeno del 20% superiori alla media dei sei anni pre‑Covid.
Un rischio potenziale da tenere sotto osservazione è che le famiglie statunitensi stanno riducendo le spese, in un momento in cui il loro tasso di risparmio è sceso al 3,6%, pari a circa la metà del livello consueto. Negli Stati Uniti, i consumi reali delle famiglie – che rappresentano circa il 70% del PIL – sono scesi all’1,7%, al di sotto della media dei sei anni precedenti, rispetto al 2,6% di fine 2024. Mentre l’impatto dei dazi e dei prezzi energetici più elevati inizia a farsi sentire. Non prevediamo ulteriori misure di allentamento monetario da parte della Federal Reserve nel prossimo futuro, dopo i tagli complessivi di 175 punti base effettuati finora nel corso di questo ciclo.
L’economia dell’eurozona trae vantaggio dalla ripresa delle economie meridionali orientate ai servizi e dal possibile rilancio del settore manifatturiero in Germania e in Italia, sostenuto dagli effetti ritardati dell’allentamento della politica monetaria e dagli stimoli fiscali. L’espansione dei servizi e del settore manifatturiero, insieme a un aumento dei consumi interni, contribuisce a sostenere la crescita economica del Regno Unito.
Il Giappone sta proseguendo rapidamente nella sua transizione fuori da un contesto di stagflazione, segnando un cambiamento strutturale rilevante per la sua economia. La produzione industriale, il sentiment imprenditoriale positivo e una spesa pubblica che ammonta al 4% del PIL stanno contribuendo a migliorare le prospettive di crescita della terza economia più grande al mondo.
Nel frattempo, le economie emergenti stanno registrando un’espansione sostenuta. Prevediamo che il divario di crescita del PIL tra le economie emergenti e quelle sviluppate si allarghi a 250 punti base nel corso dell’anno, rispetto ai 230 punti base registrati nel 2025. Prezzi delle materie prime sostenuti, scambi intra‑emergenti resilienti e rendimenti reali più elevati figurano tra i fattori che continuano ad attrarre capitali verso i Paesi in via di sviluppo.
L’Asia, escludendo il Giappone, è in testa, sostenuta dal vantaggio competitivo regionale nell’hardware per l’Intelligenza Artificiale e nel settore dei semiconduttori. Le prospettive appaiono meno favorevoli per la Cina, dove i consumi e il settore immobiliare restano deboli e il tasso di risparmio rimane strutturalmente elevato, oltre il 30%.
La nostra analisi della liquidità indica che più della metà delle principali banche centrali monitorate è impegnata in un allentamento della politica monetaria. Mentre poco più di un terzo mantiene un orientamento stabile; un contesto che risulta favorevole per le asset class più rischiose. Negli Stati Uniti, l’espansione del credito bancario e il programma di acquisto di titoli da parte della Fed stanno generando un eccesso di liquidità in un’economia che già beneficia di un rilevante stimolo fiscale e di consistenti investimenti nell’Intelligenza Artificiale. Quanto più a lungo tale dinamica persisterà, tanto maggiori saranno i rischi di formazione di bolle finanziarie e di un ritorno delle pressioni inflazionistiche.
L’afflusso di liquidità sta sostenendo la maggior parte delle asset class, determinando un rialzo diffuso sui mercati finanziari. Secondo i nostri indicatori di valutazione, il 95% delle asset class analizzate risulta scambiare a livelli superiori rispetto alla rispettiva tendenza di lungo periodo, un dato senza precedenti.
Le azioni giapponesi figurano ormai tra le più care, in seguito al rally che ha portato i principali indici a toccare nuovi massimi storici. Le nostre proiezioni sugli utili societari prevedono una crescita dell’11% nell’anno in corso, un valore inferiore rispetto alla stima di consenso pari al 16%. Gli indicatori tecnici evidenziano che i flussi di capitale a livello globale continuano a privilegiare l’azionario, con afflussi superiori ai 100 miliardi di dollari nelle ultime quattro settimane. La principale divergenza regionale riguarda il fatto che la quota dei flussi destinati agli Stati Uniti è scesa ai minimi dal 2020. Mentre gli acquisti esteri di titoli giapponesi hanno registrato un’accelerazione dopo le elezioni generali di febbraio.
Mercati azionari: la grande rotazione tra regioni e settori
La rotazione settoriale rappresenta la dinamica prevalente nei mercati azionari globali dallo scorso autunno. Gli investitori hanno progressivamente spostato capitali dai titoli tecnologici statunitensi verso regioni e settori caratterizzati da valutazioni più attraenti e da prospettive di crescita in miglioramento. Gli indicatori suggeriscono che tale riallocazione dei flussi proseguirà, pur manifestandosi in maniera selettiva.
I titoli dei mercati emergenti rientrano tra le asset class che verosimilmente continueranno a trarre vantaggio da questa tendenza. Prevediamo che le economie emergenti registreranno una crescita del 4,1% nel corso dell’anno, un ritmo più che doppio rispetto a quello delle loro controparti sviluppate. L’attenzione rinnovata degli investitori verso gli asset reali rappresenta un ulteriore catalizzatore che potrebbe sostenere i titoli con valutazioni più contenute. Un contesto caratterizzato da inflazione contenuta, politiche monetarie favorevoli e segnali tecnici positivi rafforza ulteriormente la nostra posizione di sovrappeso sulle azioni dei mercati emergenti.
Le rotazioni di questa portata comportano inevitabilmente dei rischi. Una prosecuzione della riallocazione lontano dai titoli tecnologici statunitensi potrebbe generare fasi di maggiore volatilità sui mercati azionari. Manteniamo pertanto una posizione di sovrappeso sulle azioni svizzere, che tendono a mostrare una buona resilienza nelle fasi di debolezza dei mercati globali. Crediamo che questo mercato combini fondamentali stabili con una performance resiliente anche nei periodi di forza valutaria.
Manteniamo una posizione neutrale sugli altri mercati azionari sviluppati. Nell’eurozona, gli stimoli fiscali in Germania e in altri Paesi dovrebbero sostenere le prospettive di crescita degli utili nei prossimi trimestri. Nondimeno, finora la maggiore spesa pubblica non si è ancora riflessa nei dati economici. Negli Stati Uniti, il contesto economico rimane complessivamente positivo e le valutazioni azionarie sono tornate su livelli neutrali.
Negli Stati Uniti, sebbene le prospettive per il mercato azionario siano state offuscate dal dibattito su una possibile strategia di “sell America”, riteniamo più probabile uno scenario meno aggressivo. Poiché l’ultima fase del rally di mercato ha favorito settori diversi dalla tecnologia, le azioni statunitensi hanno registrato una riduzione del premio rispetto alle loro controparti. Questo non è semplicemente il risultato di una sottoperformance del settore tecnologico, ma emerge chiaramente anche dalle metriche di valutazione che tengono conto delle differenze settoriali tra regioni. Più di un terzo del premio per l’eccezionalismo azionario statunitense si è già ridotto.
Tra i settori, continuiamo a sovrappesare i titoli industriali. Questi, infatti, beneficiano del miglioramento dell’attività manifatturiera, della ripresa degli investimenti in capitale e dell’attuazione di politiche favorevoli in diverse regioni, come i piani europei di spesa per le infrastrutture. Siamo positivi anche sul settore sanitario, che riteniamo si trovi nelle fasi iniziali di un nuovo ciclo di innovazione. Come i settori industriali, anche il settore sanitario offre protezione dai timori legati alla disruption dell’IA e presenta solidi fondamentali idiosincratici.
Sovrappesiamo anche i titoli finanziari, considerando le ottime prospettive di margini di profitto e la possibilità di nuove misure di deregolamentazione negli Stati Uniti. Nonostante la recente volatilità, la tecnologia rimane un importante tema di crescita strutturale, ma rappresenta un ambito in cui è fondamentale investire in modo selettivo. Pur avendo ridotto l’esposizione all’intero ecosistema dell’IA, riducendo i servizi di comunicazione a una posizione neutrale, manteniamo il nostro sovrappeso sull’IT. Riteniamo che le prospettive di crescita siano migliori per le aziende di hardware e semiconduttori piuttosto che per quelle che si occupano di software, un segmento più vulnerabile ai progressi dell’Intelligenza Artificiale.
Questo spostamento verso l’hardware rafforza la nostra preferenza per i mercati emergenti, dove l’industria tecnologica è più esposta ai semiconduttori e meno al software rispetto agli Stati Uniti.
Redazione
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