Andy Armstrong, Senior Investment Manager, Private Credit di Aberdeen Investments

Il private credit è tornato sotto i riflettori, spesso però con una narrazione semplicistica: troppo rischio, troppo capitale, possibile fonte di instabilità. Una lettura semplice, ma fuorviante.
Continuare a osservare il private credit attraverso questa lente distorta porta a sottovalutare una realtà ben più sfaccettata, che può invece svolgere un ruolo rilevante, persino stabilizzante, nei portafogli.
Un’etichetta che semplifica troppo
Se ci si basa sui titoli dei giornali, il private credit coincide con il direct lending a favore di società fortemente indebitate e sostenute dal private equity. Si tratta certamente di un segmento che può attraversare fasi di stress, e che, proprio per questo, genera maggiore attenzione mediatica. Ma rappresenta solo una parte del mercato.
L’uso indistinto dei termini “private credit” e “direct lending” finisce così per ridurre un universo complesso alla sua componente più rischiosa. Non sorprende, quindi, che molti investitori lo percepiscano come un mercato recente, poco trasparente e intrinsecamente fragile.
In realtà, questa rappresentazione è imprecisa.
Radici profonde e segmenti consolidati
Il private credit, inteso correttamente come finanziamento non bancario, emesso privatamente e non negoziato sui mercati pubblici, ha origini molto più lontane di quanto si pensi. Già prima dello sviluppo del sistema bancario moderno, forme di finanziamento privato sostenevano commercio, infrastrutture e sviluppo industriale.
Questa tradizione prosegue ancora oggi. Un esempio è il mercato dei private placement investment grade, in cui gli investitori istituzionali operano da oltre un secolo, con volumi annui che spesso superano i 100 miliardi di dollari.
Si tratta di un segmento caratterizzato da elevata qualità creditizia, covenant strutturati su misura e tassi di default storicamente contenuti. Tuttavia, proprio per la sua stabilità, raramente finisce sotto i riflettori.
Lo stesso vale per altri ambiti come il debito infrastrutturale o il real estate commerciale, che finanziano asset essenziali, dai servizi pubblici alla logistica, e offrono flussi di reddito stabili e di lungo periodo.
Accanto a questi, esistono segmenti più recenti, come il fund financing o alcune forme di asset-backed lending, che possono offrire profili investment grade con rendimenti interessanti e rischi di credito contenuti. Per molti investitori, è proprio questo l’universo che definisce il private credit.
I limiti di una lettura semplificata
Una lettura distorta non è solo un problema teorico: ha implicazioni concrete nelle scelte di investimento. Se si tende a far coincidere il private credit con il leveraged lending, si rischia di ignorare opportunità capaci di offrire rendimento, protezione contrattuale e diversificazione reale.
Questo è particolarmente rilevante nell’attuale contesto, caratterizzato da maggiore incertezza sui mercati obbligazionari pubblici, tensioni geopolitiche e una rinnovata attenzione alla resilienza dei portafogli. In molte sue componenti, il private credit può offrire rendimenti più elevati senza un proporzionale aumento del rischio di credito, grazie a strutture più protettive e al premio per l’illiquidità. Un compromesso che molti investitori di lungo periodo sono in grado di sostenere.
Non tutto il private credit è uguale
Nel corso dell’anno è probabile che la dispersione all’interno dell’asset class aumenti, in un contesto di inflazione persistente, crescita disomogenea e condizioni di credito in evoluzione.
Proprio per questo, il private credit richiede un’analisi più approfondita, non meno. Per chi è disposto ad andare oltre le semplificazioni, offre una combinazione sempre più rara: rendimento, protezione strutturale e diversificazione.
Ma per coglierne appieno il valore è necessario abbandonare l’idea che si tratti di un blocco unico o di una moda recente. Il private credit è, al contrario, un insieme articolato di mercati che finanziano l’economia reale da decenni, e continueranno a farlo.
La questione, quindi, non è se il private credit sia rischioso in assoluto, ma quale parte del mercato si stia osservando. Una volta chiarito questo punto, il quadro appare decisamente più articolato di quanto suggeriscano le narrazioni prevalenti.
Redazione
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