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Prudenza con i government bond Usa

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Prudenza con i government bond Usa

 

I rendimenti offerti dai Treasury compensano a stento il rischio inflazione e basterebbe un leggero rialzo dei tassi per avere rendimenti negativi. Alberto Gallo, portfolio manager Algebris global credit opportunities fund

 

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?

Vediamo il fair value del Treasury decennale al 2,5%. Tuttavia, la policy della banca centrale potrebbe ridurre la velocità di questo allargamento dei rendimenti, il che ci fa rivedere le nostre aspettative sul decennale all’1,75-2% entro la fine dell’anno.

Secondo gli ultimi dati CPI, i prezzi alla produzione e le materie prime mostrano i primi segnali di inflazione mentre il decennale americano è ancora indietro rispetto l’inflazione attesa.

Un ulteriore aggiustamento dei tassi nella seconda parte dell’anno è probabile, e potenzialmente dannoso: secondo una nostra stima, è sufficiente un incremento dei tassi di interesse dello 0,15% per avere una perdita netta sul principale indice obbligazionario globale.

Alberto Gallo

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

 

A nostro avviso, i titoli di stato con duration più corta, attorno ai 3-5 anni, costituirebbero la scelta migliore per un investitore europeo che voglia incrementare la propria esposizione ai titoli di stato USA.

Consiglieremmo di mantenere un’esposizione al rischio di cambio aperto vista la recente debolezza del dollaro contro l’euro. L’inflazione attesa implicita nei titoli nominali è 2.5%, 100 punti base oltre la media pre-covid, e il livello più alto dal 2013.

In questo contesto, il mercato sta già prezzando un forte e prolungato aumento nell’inflazione rendendo i titoli legati all’inflazione meno interessanti. Sulla curva nominale preferiamo comunque maturità brevi o intermedie in quanto il “tapering” degli acquisti da parte della Fed avverrà prima di qualsiasi segnale di rialzo dei tassi breve, sfavorendo la parte lunga.

Detto questo, non ci piacciono US rates in generale. Oggi, i rendimenti dei titoli di stato compensano a stento il rischio d’inflazione e non forniscono più la stessa protezione mark-to-market.

Per il 2021, ci aspettiamo un rialzo dell’inflazione, rendimenti reali costantemente negativi, un aumento della pressione fiscale e maggiori interventi governativi. Gli investitori dovrebbero cercare delle alternative.

Nella nostra strategia Global Credit Opportunities, continuiamo a investire fortemente in titoli legati ad asset reali o a flussi di cassa reali, come obbligazioni convertibili e settori delle commodity, mantenendo una duration neutra e un’allocazione molto selettiva nel credito.

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