La luce in fondo al tunnel

Tim Graf, responsabile macro strategy per l’area EMEA di State Street Global Markets

“Quasi più velocemente della stesura di questo commento, i governi stanno prendendo in considerazione gli inviti a mettere in atto misure estreme. E le banche centrali stanno prendendo provvedimenti per limitare le tradizionali misure di stress monetario.

Al momento della stesura del commento, Francia, Spagna e Stati Uniti si stanno preparando ad offrire un sostegno fiscale simile a quelli che si utilizzano in tempi di guerra. Mentre il Regno Unito ha annunciato un ingente piano di prestiti alle imprese, oltre alle misure di stimolo lanciate la scorsa settimana.

Proprio come la primavera del 2009 è stata un momento cruciale della crisi finanziaria, quando i governi hanno iniziato a raccogliere il testimone dalle banche centrali, ci stiamo avvicinando al momento in cui la volatilità di mercato dovrebbe iniziare a diminuire. La strada da percorrere è ancora lunga.

Le nostre metriche di rischio basate sui prezzi suggeriscono ancora un contesto di mercato molto fragile. Mentre i nostri indicatori di inflazione in tempo reale mettono in luce un attuale shock della domanda che potrebbe durare mesi.

Ciononostante i policy maker si trovano nel bel mezzo di uno scenario “whatever it takes”. La fine di questa crisi è ancora molto lontana, ma forse, solo forse, possiamo dire che l’inizio ormai è già passato”.

Il forte impatto del settore bancario europeo

Benjamin Jones, multi asset research di State Street Global Markets

“Le misure volte a supportare le banche europee non riusciranno a migliorare sostanzialmente il loro destino. Le garanzie sui prestiti possono prevenire alcune perdite, ma faranno ben poco per allentare la pressione sugli utili del settore, martellato da tassi negativi. È necessario intervenire per incrementare sia la domanda di prestiti che il tasso applicato sugli stessi. Tuttavia questo non succederà nel breve termine e per questo le banche europee rischiano ancora di restare indietro rispetto al mercato in genere”.

La polvere da sparo che farà accendere i mercati

Altaf Kassam, responsabile di investment strategy & research per l’area EMEA di State Street Global Advisors

“È difficile pensare a eventi che, separatamente, potrebbero provocare un rally del mercato. È necessario che si presentino simultaneamente un paio di questi tipi di eventi. Idealmente la top 3 sarebbe composta da:

  1. scoperta di un vaccino o di un trattamento efficace.
  2. ritorno della propensione al rischio nelle negoziazioni, soprattutto nei mercati obbligazionari e del credito.
  3. stime credibili sull’entità della crisi economica nel secondo e terzo trimestre. Nell’ipotesi in cui le attuali misure di lockdown restino in vigore.

Inoltre, un quarto evento che potrebbe fungere da innesco e accendere i mercati è rappresentato da un piano fiscale post-virus coordinato, che sembra già essere in atto. Il lato positivo è che, una volta che la diffusione del virus si sarà placata, ci aspettiamo che molti governi rimettano in moto le economie con stimoli fiscali coordinati. In modo che l’attività economica possa riprendere rapidamente”.

Per quanto durerà?

Frédéric Dodard, responsabile portfolio management per l’area EMEA at State Street Global Advisors

“Domani, venerdì 20 marzo, saranno tre settimane dall’inizio della crisi. Solitamente le crisi durano tre settimane e mezzo, quindi in teoria dovremmo essere vicini alla fine. Tuttavia, viste le sue caratteristiche, sembra probabile che la crisi attuale avrà una durata più lunga.

Il mercato dovrebbe avere la certezza di aver toccato il fondo una volta che la stabilizzazione finanziaria sarà tangibile, fattore che si tradurrà in movimenti di mercato meno volatili. E, alla fine, in un certo rendimento positivo per gli asset rischiosi, ma solo a condizione che vengano soddisfatte altre condizioni.

Tra queste troviamo:

  1. una ritrovata fiducia del mercato in scia al rallentamento significativo di nuovi casi e una stabilizzazione dei nuovi contagi, a dimostrazione dell’efficacia delle misure di contenimento.
  2. le azioni politiche si dimostreranno sufficienti per combattere efficacemente il collasso economico e, ancora una volta, rianimare la fiducia. Se da un lato stiamo assistendo all’implementazione del giusto grado di misure da parte dei policy makers, dall’altro non abbiamo ancora raggiunto la stabilizzazione del numero di nuovi contagi”.

G7, G20 e Italia – Gli esempi per affrontare la situazione

Amlan Roy, responsabile global macro policy research di State Street Global Advisors

“Molti commentatori usano il termine “recessione globale” come parola accattivante per descrivere la situazione globale ma è prematuro affermare di trovarci in uno scenario simile. Tecnicamente, per parlare di recessione globale dovremmo assistere a un calo del PIL mondiale per almeno tre trimestri.

Se gli Stati Uniti continuano a crescere e Cina, India e altri mercati emergenti riportano un aumento del 2% su base annua, con la ripresa economica dell’Europa che resta invariata o a +0,5% entro la fine dell’anno, allora possiamo affermare che i discorsi sulla recessione globale sembrano influenzati dal panico piuttosto che essere basati sui fondamentali. Il coordinamento fiscale è una priorità assoluta. E sia i membri del G7 sia quelli del G20 stanno lavorando per implementare un’azione fiscale coordinata.

È fondamentale prendere esempio dalla Cina e dalla Corea, che richiedono di porre immediatamente l’attenzione su strutture e personale sanitario: ospedali, infermieri, medici, ventilatori e mascherine. L’Italia si sta già muovendo in questo senso: ha richiesto l’intervento di professionisti cinesi del settore sanitario e sta iniziando a predisporre la costruzione di nuovi ospedali. È anche bello vedere che le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stanno creando un Fondo di solidarietà globale per integrare gli sforzi fiscali e sanitari a livello nazionale”.


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Redazione

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