Recovery Fund: buone prospettive per i titoli dello STAR

Intervista ad Roberto Tronci, Chief Investment Officer di Alvarium

La spinta economica relativa al Recovery potrebbe favorire i Paesi periferici. In modo particolare Italia e Spagna, i cui mercati azionari potrebbero prendere quota. Condividete quest’ipotesi?

Roberto Tronci

Risulta piuttosto difficile stimare l’impatto che gli stimoli monetari europei avranno sull’andamento dei mercati finanziari nei prossimi mesi. Anche perché, riteniamo che parte di queste informazioni siano già state incorporate nelle valutazioni degli indici.

A tal proposito, basta evidenziare che negli ultimi 12 mesi si è registrato uno dei più grandi rally della storia tanto che, a fine aprile, l’EuroStoxx è tornato per la prima volta ai livelli antecedenti alla Crisi Finanziaria Globale.

Tuttavia, l’ammontare stanziato dall’Europa è senza precedenti e gli Stati Membri che possono beneficiare maggiormente di questo intervento di politica fiscale non convenzionale sono quelli la cui economia mostrava già delle vulnerabilità prima della pandemia. In primis, Italia e Spagna.

Per la prima il Recovery Plan vale circa 248 miliardi, mentre per la seconda circa 140 miliardi. In entrambi i casi si tratta di cifre che corrispondono a più del 10% del PIL e su cui si stimano benefici di lungo periodo sul mercato del lavoro (produttività e crescita posti di lavoro) e quindi aumento della crescita tendenziale del PIL.

Riteniamo che l’andamento dei mercati finanziari di queste aree dipenderà molto dal raggiungimento degli obiettivi prefissati dai governi che puntano a investimenti su temi specifici su cui Italia e Spagna sono in ritardo rispetto ad altri paesi europei. Quali digitalizzazione, innovazione, transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione, ricerca e altro.

In sintesi, se dovesse essere implementato in modo serio e consistente quello che si sta scrivendo oggi sui tavoli di governo, i risultati potrebbero essere apprezzati significativamente dal mercato riallineando al rialzo le valutazioni dei titoli azionari dei Paesi periferici.

Se il Recovery riuscirà a spingere i mercati periferici dell’Eurozona, credete che saranno le small cap o le large cap di questi listini a trarre i maggiori vantaggi?

Per quanto riguarda la scelta tra indici small o large cap, va tenuto a mente la particolare struttura del nostro mercato azionario e la differenza in termini di composizione settoriale.

In Italia, ad esempio, il FTSE Mib è dominato da pochi titoli (i primi 5 valgono quasi il 50% dell’indice) concentrati principalmente nel settore bancario (che pesa più del 30%) e in singoli titoli di altri settori (come Enel che pesa il 15%).

Nonostante l’attuale contesto di ripresa in cui le attese per una crescita dei tassi d’interesse possono avvantaggiare in modo particolare i titoli del settore bancario, preferiamo in generale l’investimento negli indici italiani minori come il segmento “STAR”, il FTSE Mid Cap e il FTSE PIR PMI sui cui peraltro gli investitori retail italiani possono beneficiare di incentivi fiscali.

Su questi indici la diversificazione settoriale è più ampia, ma soprattutto si possono trovare società innovative e con ampie prospettive di crescita. Tuttavia, essendo questi mercati noti per essere meno liquidi e trasparenti, crediamo che sia fondamentale l’investimento tramite fondi, affidandosi a gestori con esperienza sul mercato italiano e in grado di fornire stabilmente del valore aggiunto in termini di stock picking.

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