Recovery Fund: forte potenziale di crescita delle small e mid cap

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Small business concept

Intervista a Daniele Vadori, Responsabile Investimenti Azionari di Finint Investments SGR

La spinta economica relativa al Recovery potrebbe favorire i Paesi periferici. In modo particolare Italia e Spagna, i cui mercati azionari potrebbero prendere quota. Condividete quest’ipotesi?
Daniele Vadori

I Paesi periferici otterranno nei prossimi anni più del 50% del totale previsto dalla combinazione tra prestiti e sussidi previsti nel programma da 750 Miliardi del Next Generation EU.

Italia e Spagna in questo contesto sono indubbiamente, per motivi diversi, tra le meglio posizionate: dal punto di vista delle erogazioni, entrambe infatti sono riuscite a negoziare il massimo previsto per quanto riguarda la componente sussidiaria a fondo perduto.

La Spagna infatti, presentando il suo programma già agli inizi del 2021, a fronte della rinuncia all’utilizzo della componente a prestito, ritenuta indifferente in termini di tasso rispetto alle future emissioni di mercato, ha ottenuto un aumento della componente sussidiaria portandola agli stessi livelli previsti per l’Italia. Questa, dal canto suo, aderendo anche per la componente a prestito, oltre ad ottenere il massimo valore complessivo previsto dal programma per un singolo membro (essendo il più grande tra gli Stati maggiormente colpiti dalla crisi), si garantisce un considerevole risparmio sul tasso di finanziamento rispetto al mercato, unitamente a una stabilità nel medio termine della componente incrementale del debito pubblico.

Combinando questi elementi alle garanzie già in atto sul fronte delle politiche monetarie espansive della Bce a sostegno degli Stati membri, questo approccio di politica fiscale crea quindi le condizioni perfette per l’effetto di trasmissione di tali programmi di finanziamento all’economia reale e ai mercati finanziari, che, in questi Paesi evidenziano un gap pregresso da colmare in termini di competitività e crescita potenziale rispetto agli altri peers europei. Ovvero una sottovalutazione di molti player nei settori di riferimento rispetto al potenziale esprimibile conseguente alla messa a sistema della programmazione prevista dai piani comunitari presentati.

Non ultimo, il posizionamento competitivo dei due Paesi sia dal punto di vista geografico che di mercato nei settori chiave delle missioni strategiche di sviluppo come infrastrutture, trasporti e soprattutto energia (rinnovabili in primis), dove il potenziale esprimibile in termini di effetto leva sugli investimenti potenziali risulta di gran lunga tra i più elevati nel panorama europeo.

Se il Recovery riuscirà a spingere i mercati periferici dell’Eurozona, credete che saranno le small cap o le large cap di questi listini a trarre i maggiori vantaggi?

L’approccio più lineare nel cogliere le opportunità legate a tale potenziale, che i mercati hanno iniziato ad applicare già dalla fine dell’anno scorso, è sulla selezione delle principali società quotate che direttamente insistono nei settori di intervento rilevanti. Sicuramente quindi, in prima istanza, saranno le large cap ad essere le beneficiarie dirette di tale vantaggio, soprattutto se guardiamo al potenziale afflusso di investimenti da parte degli investitori internazionali.

E’ altrettanto innegabile che le maggiori prospettive in termini di potenziale di crescita si troveranno nello sviluppo del mercato delle small/mid cap, che riteniamo non rimarranno nell’ombra per molto tempo.

Una volta completato il posizionamento, infatti, la sfida degli investitori sarà quindi orientata a trovare, all’interno delle nicchie di settore, i player a più alto potenziale, su cui attuare un’ampia diversificazione, in virtù delle dimensioni relative delle singole società. Magari anche attraverso strumenti di risparmio gestito come i Piani Individuali di Risparmio (in Italia), che fanno della ricerca di valore nella selezione di basket di piccole medie imprese la propria ragion d’essere.

Oltretutto, sempre in questo contesto, l’orientamento dovrà necessariamente essere comunque di medio/lungo termine, vista la durata e la natura stessa del programma europeo: data l’ampiezza della portata degli interventi, l’effetto maggiore che il Piano stesso sottende sta nella trasformazione del sistema economico per come lo osserviamo adesso. Guardare alle nuove quotazioni e alle prospettive di aggregazione, unitamente allo sviluppo del venture capital e del private equity, sarà sicuramente l’altra traiettoria da seguire per cogliere le opportunità che emergeranno nel sistema industriale italiano nel prossimo futuro, soprattutto in tutti quei settori dove la presenza di competitor quotati è ancora limitata.

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