Intervista a Stefano Ghiro, Senior Portfolio Manager di Allianz Global Investors

La spinta economica relativa al Recovery potrebbe favorire i Paesi periferici. In modo particolare Italia e Spagna, i cui mercati azionari potrebbero prendere quota. Condividete quest’ipotesi?

L’economia europea appare essere ancora in una fase preliminare della ripresa economica e i primi soldi del Recovery Plan inizieranno a essere distribuiti solo nel secondo semestre del 2021.
Italia e Spagna saranno senz’altro tra i principali beneficiari degli aiuti europei, che forniranno un boost significativo ai rispettivi prodotti interni.
In verità, mentre la Spagna ha presentato un piano pari a solo €70mld fino al 2023, il governo italiano è apparso più deciso, con un piano che attinge al Next Generation EU per oltre €190 mld fino al 2026 (a cui deve essere poi aggiunta la quota finanziata dal deficit nazionale).
Il documento ufficiale italiano, in caso di un utilizzo efficiente delle risorse, stima un contributo al PIL che può raggiungere un +3.6% nell’ultimo anno del piano.
Al momento i grossi investitori internazionali sembrano ancora tiepidi, risultando forse un po’ scettici sul moltiplicatore fiscale o sulla reale volontà di implementazione delle riforme strutturali. Tuttavia, ci aspettiamo che tutto ciò possa mutare nel corso dei prossimi mesi con un approccio più positivo in grado di evidenziare una maggiore attrattività dei mercati azionari dei due Paesi.
Se il Recovery riuscirà a spingere i mercati periferici dell’Eurozona, credete che saranno le small cap o le large cap di questi listini a trarre i maggiori vantaggi?
Una delle finalità principali del Piano è quella di ridurre i gap di produttività, per esempio in termini di digitalizzazione e infrastrutture, tra i Paesi periferici e quelli più forti dell’Unione.
Questo processo porterà vantaggi soprattutto alle piccole e medie imprese che attualmente risultano più arretrate o più penalizzate dalla mancanza di adeguati investimenti pubblici e privati.
Contestualmente, una semplificazione della burocrazia e della pubblica amministrazione, insieme a un sistema giudiziario più efficiente, è probabile che abbiano un impatto positivo maggiore sui costi delle PMI.
Tuttavia, non possiamo tralasciare che il Piano miri a promuovere un maggiore livello di concorrenza nell’allocazione dei pubblici servizi, per esempio in termini di revisione dei processi di concessione, di accelerazione delle gare di appalto e liberalizzazione del mercato elettrico.
Quindi, anche grandi imprese, soprattutto se meno dipendenti da situazioni di monopolio, possono trovare grandi benefici dall’implementazione nei prossimi anni di riforme strutturali del sistema.
Infine, riteniamo che gli enormi investimenti necessari per la rivoluzione verde, per la mobilità sostenibile e per la digitalizzazione del Paese, possano rappresentare una grande opportunità per tantissime aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, con grandi competenze e creatività.
Redazione
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