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Recovery Plan, l’unico antidoto per la sostenibilità del debito italiano

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Recovery Plan, l’unico antidoto per la sostenibilità del debito italiano

 

I rischi sono tanti ma l’utilizzo corretto delle risorse europee potrebbe fa ripartire la crescita del Pil e supportare il ratio debio/Pil. Mario Cribari di Bluestar

 

La spinta economica relativa al Recovery Fund potrebbe favorire i Paesi periferici. In modo particolare Italia e Spagna, i cui mercati azionari potrebbero prendere quota. Condividete quest’ipotesi?

Il Recovery fund rappresenta un punto di svolta potenziale molto importante per la storia dell’Unione Europea. Da una parte potrebbe permettere all’economia di molti paesi europei di ripartire dopo gli effetti devastanti della pandemia, dall’altra potrebbe rappresentare il primo tassello della mutualizzazione del debito europeo o per lo meno di un’unica politica fiscale prima inesistente.

I rischi sono molti, primo tra tutti l’incapacità dei paesi destinatari degli aiuti di saper ben gestire il fiume di denaro ricevuto in progetti validi e concreti, oltre alla capacità di approntare quelle riforme che sono richieste a condizione del sostegno finanziario.

Italia e Spagna sono i paesi che riceveranno di più in proporzione al proprio PIL in quanto tra i più colpiti dalla pandemia. Trattandosi di un piano a lungo termine gli effetti positivi sull’economia dei due paesi si vedranno solo a medio-lungo termine ma, come sempre, i mercati azionari hanno già anticipato parte del movimento.

I due listini si assomigliano molto in termini settoriali, con prevalenza di finanziari e utility, anche se a favore di quello italiano vi è la presenza di titoli meno domestici e con un giro di affari molto più internazionale e brand name più conosciuti.

Il Made in Italy è un atout unico e difficilmente replicabile. D’altro canto però la situazione debitoria italiana, già ante Covid, è ben peggiore di quella spagnola ed in assenza degli acquisti di BTP da parte della BCE sarebbe difficilmente gestibile.

Il Recovery assume quindi ancor maggiore importanza per l’Italia quale volano dell’economia che è il solo vero antidoto alla sostenibilità del proprio debito. Questo resta comunque un rischio non indifferente.

Cribari

Se il Recovery riuscirà a spingere i mercati periferici dell’Eurozona, credete che saranno le small cap o le large cap di questi listini a trarre i maggiori vantaggi?

 

Generalmente le small cap fanno meglio in fasi di risk on e presentano aspettative di rendimento di lungo termine molto più interessanti, pur con un profilo di rischio più elevato.

Esse sono inoltre generalmente più legate all’andamento dell’economia domestica rispetto alle large cap che sono invece multinazionali e dunque più sensibili alle tendenze commerciali globali.

In caso di continuazione della fase di risk on (che tuttavia, a nostro parere, necessita comunque di un periodo di consolidamento) e di successo del Recovery fund riteniamo che le small cap possano effettivamente avere una marcia in più.

 

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