Nel complesso siamo sottopesati sul reddito fisso, ma rimaniamo positivi sul debito dei mercati emergenti. L’analisi del team di Pictet
Gran parte dell’universo del reddito fisso potrebbe destare preoccupazioni per il costo elevato; le obbligazioni dei mercati emergenti presentano, però, un certo valore.
Una manciata di fattori sottolinea la nostra posizione. Innanzitutto, ci aspettiamo che le pressioni sui prezzi al consumo nelle economie dei mercati emergenti continuino a diminuire. Infatti, il divario in termini di inflazione tra il mondo emergente e quello sviluppato si è ridotto per molti anni – il che consentirà alle banche centrali dei mercati emergenti di tagliare ulteriormente i tassi nel prossimo anno.
Nel frattempo, i governi dei mercati emergenti si sono orientati alla prudenza fiscale, riducendo le possibilità di un’esplosione dell’inflazione. In secondo luogo, i rendimenti reali delle obbligazioni dei mercati emergenti sono di circa 300 punti base superiori rispetto a quelli delle obbligazioni dei mercati sviluppati, a fronte di una media nel lungo termine compresa tra 150 e 200 punti base, a suggerire la possibilità di ulteriori guadagni. In terzo luogo, le valute dei mercati emergenti appaiono convenienti rispetto al dollaro. Crediamo che il biglietto verde possa perdere terreno il prossimo anno, e questo dovrebbe essere uno stimolo soprattutto per le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti.
Siamo particolarmente positivi sulle obbligazioni messicane e russe. In entrambi i Paesi la crescita è in accelerazione, i bilanci primari dei governi sono in surplus, i livelli di debito/PIL sono tra i più bassi al mondo, l’inflazione è scesa ben al di sotto del 4%, mentre i tassi ufficiali sono attorno al 7%. Altrove, aumentano le possibilità di un taglio dei tassi d’interesse cinesi, data la prospettiva di futuri dati deludenti – con un probabile allentamento prima delle celebrazioni del Capodanno cinese.
Rimaniamo cauti sui mercati del credito. Gli spread su tali obbligazioni sono compressi, il che equivale a dire che gli investitori non hanno molto margine di riparo in caso di brutte sorprese. Ad esempio, se ipotizziamo una possibile ripresa della guerra commerciale, le insolvenze potrebbero riprendere ad aumentare. Oppure, la forza economica in un contesto di vincoli di capacità potrebbe di nuovo scatenare pressioni inflazionistiche, che a loro volta farebbero sprofondare rapidamente le obbligazioni.
Redazione
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