È improbabile che il contesto per la maggior parte degli attivi a reddito fisso migliori in tempi brevi. L’analisi del team di Pictet
L’inflazione persistente e l’impegno delle banche centrali a revocare gli stimoli di politica monetaria dovrebbero portare a rendimenti obbligazionari più elevati.
A complicare ulteriormente le cose, nel corso dell’anno è aumentata bruscamente anche la volatilità del mercato dei titoli di Stato, una conseguenza del cambiamento delle politiche delle banche centrali.
Prevediamo un ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti nel prossimo anno, soprattutto negli Stati Uniti. Le obbligazioni a scadenza più lunga, pertanto, non offrono agli investitori alcun compenso extra per i rischi di inflazione. Manteniamo quindi la nostra posizione di sottopeso su questa classe di attività.
Nell’ambito del credito, abbiamo declassato le obbligazioni statunitensi investment grade portandole al sottopeso. Le valutazioni sono eccessive: la differenza tra i rendimenti delle obbligazioni investment grade statunitensi e i Treasury USA è prossima a un minimo record di 96 punti base.
Si tratta di un cuscinetto sottile, che offre poca protezione da un’eventuale imprevista fase di debolezza economica e lascia vulnerabile la classe di attività. Nel prossimo anno, anche in uno scenario costruttivo di sana crescita economica, prevediamo che i rendimenti complessivi delle obbligazioni investment grade saranno negativi, poiché i nostri modelli suggeriscono che i rendimenti decennali USA raggiungeranno il 2%.
Per di più, le obbligazioni statunitensi investment grade hanno una duration più lunga rispetto alle omologhe europee, il che le rende poco interessanti su base relativa.
Il quadro è altrettanto negativo per il debito high yield statunitense, che rimane di gran lunga la classe di attività meno interessante nella nostra tabella delle valutazioni; rimaniamo sottopesati.
L’unico segmento interessante nel reddito fisso è rappresentato dai titoli di Stato cinesi (che continuiamo a sovrappesare): offrono rendimenti interessanti e comprovati vantaggi in termini di diversificazione. Inoltre, le pressioni inflazionistiche in Cina sono relativamente deboli.
Oltretutto, i bond cinesi sono denominati in una valuta che riteniamo che si apprezzerà nel lungo termine in virtù di forti trend strutturali. Grazie all’elevato surplus delle partite correnti e agli afflussi di capitale, il renminbi cinese ha toccato il livello massimo degli ultimi sei anni su base ponderata per gli scambi.
Nell’ultimo mese, le obbligazioni cinesi hanno attirato investimenti per 6,3 miliardi di dollari.
Per il resto, rimaniamo neutrali su quasi tutto il debito sovrano, ad eccezione delle obbligazioni svizzere, in cui manteniamo una posizione di sottopeso.
Per quanto riguarda le valute, prevediamo che la fase di rafforzamento del dollaro duri ancora per un po’, anche se i guadagni saranno probabilmente limitati da una valutazione già elevata e da un posizionamento sulla valuta da parte degli investitori che appare eccessivamente rialzista.
È molto probabile che la performance del dollaro superi nuovamente quella della sterlina. L’economia britannica è sotto pressione a causa dei problemi di approvvigionamento e cresce l’incertezza su un aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of England nel mese in corso al fine di contenere l’inflazione.
Redazione
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