L’oro risulta al momento in una fase di ipervenduto e la sua valutazione non è più considerata costosa. Pictet AM

 

Il rallentamento della crescita e lo spettro di una recessione dovrebbero essere buone notizie per i mercati obbligazionari. Ma, solo, se si riesce a tenere l’inflazione sotto controllo. Gli Stati Uniti paiono prossimi a raggiungere questo obiettivo, persino prima che il più recente rialzo dei tassi della Fed lasci il segno.

Gli elementi di pressione sui prezzi citate nei sondaggi si sono drasticamente invertite; le difficoltà di approvvigionamento si stanno allentando; i costi di trasporto si sono moderati e il calo dei prezzi del petrolio (e con lui della benzina) paventano una discesa più consistente dell’inflazione primaria. Tutto ciò va nella direzione del nostro atteggiamento positivo nei confronti dei Treasury USA.

Anche le valutazioni dei titoli di Stato statunitensi sono ragionevoli. I rendimenti dei Treasury a 10 anni (intorno al 2,8%) sono in linea con la nostra stima del valore equo (basata sulle previsioni di una stretta monetaria totale per circa 1.500 miliardi di dollari fino al 2023). Con il rallentamento dell’economia globale, inoltre, anche i Treasury dovrebbero beneficiare delle loro caratteristiche difensive.

Per contro, sottopesiamo i titoli di Stato dell’eurozona, a causa della maggiore preoccupazione legata all’inflazione. In questo contesto, i rendimenti europei paiono decisamente meno interessanti rispetto a quelli statunitensi.

Siamo inoltre negativi sul credito europeo, sia investment grade, che high yield. I rischi economici indicano chiaramente un ribasso. Il livello della fiducia dei consumatori è inferiore a quello osservato durante lo shock del COVID e alza un segnale di recessione. È fuori di dubbio che l‘aumento dei prezzi dell’energia e la stretta monetaria aggraveranno i problemi che gli emittenti societari devono affrontare.

Per il resto, in un contesto di crescente incertezza politica e di possibile picco dei tassi reali
statunitensi, vediamo riemergere il forte potenziale dell’oro. Dopo una correzione di circa il 20%, l’oro risulta al momento in una fase di ipervenduto e la sua valutazione non è più considerata costosa nel nostro quadro di analisi.

Per rafforzare le nostre difese in caso di sensibile peggioramento delle condizioni congiunturali, sovrappesiamo ancora il franco svizzero. Inoltre, vediamo valore nello yen giapponese, sceso al minimo degli ultimi 24 anni rispetto al dollaro USA. Tale debolezza non sembra giustificata, in particolare se si considera che il Giappone è uno dei pochi Paesi che gode di un quadro macroeconomico positivo nel nostro modello.


Avatar di Sconosciuto
Redazione

La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.