A colloquio con Francesco Sedati, Head of Equity Research & Portfolio Management di Eurizon

 

 

Secondo lei, quali sono i fattori che rendono interessante l’investimento in small cap in questa fase?

Negli ultimi anni, le società a bassa capitalizzazione statunitensi (small cap) hanno registrato una significativa sottoperformance rispetto alle large cap, penalizzate dal rialzo dei tassi di interesse, dalla maggiore volatilità macroeconomica e dal predominio dei grandi gruppi tecnologici.

 

Sedati_Eurizon
Francesco sedati

Tuttavia, il contesto macro attuale suggerisce un possibile punto di svolta a favore di questo segmento di mercato.

Le small cap americane trattano a uno sconto significativo sull’S&P500 rispetto alla loro storia. Se facciamo riferimento all’indice Russell 2000, tra i più rappresentativi nel segmento, oggi questo tratta in linea con il multiplo S&P500, quando invece storicamente il premio era del 20%.

Soprattutto in fasi analoghe a quella attuale, ossia con un’economia in ripresa e tassi d’interesse in discesa. Questo è spiegabile dalla maggiore leva finanziaria e operativa del segmento che ne dovrebbero giustificare fondamentali in crescita e performance positiva rispetto al mercato in fasi di accelerazione dell’economia domestica.

Le small cap americane hanno appunto una maggiore esposizione al mercato domestico e sono quindi più sensibili all’andamento dell’economia statunitense. I programmi lanciati dall’amministrazione americana per favorire gli investimenti, quali la detassazione della ricerca e sviluppo, la detassazione dell’ammortamento sull’acquisto di nuovi macchinari e la deducibilità degli interessi sui prestiti – tra le varie iniziative – vanno nella direzione di aiutare le imprese locali nei settori tecnologico, manifatturiero ed energetico. A questo si somma il fenomeno del reshoring, che incentiva il rientro di attività produttive negli Stati Uniti, che dovrebbe sostenere ulteriormente la domanda per le aziende di piccola e media dimensione.

Considerazioni analoghe potrebbero essere fatte anche per il segmento small cap europeo, che seppure con caratteristiche differenti, ha comunque sottoperformato negli ultimi anni gli indici di società a più grande capitalizzazione. Mentre le small cap americane hanno effettivamente visto i loro utili crescere in maniera inferiore a quelli delle large cap per via di un ciclo economico debole e l’impatto di interessi crescenti, le aziende di piccole dimensioni europee in realtà sono state in grado di tenere il passo degli utili del mercato, nonostante gli shock post Covid e sulle filiere produttive e le tariffe.

In particolare, si è assistito a un graduale trend di flussi di investimento in uscita dall’asset class che ha portato a una compressione dei multipli nonché liquidità ancor più limitata sul segmento.

Tuttavia, condizioni macro in un certo senso analoghe a quelle americane, e in particolare gli stimoli fiscali che i vari governi europei dovrebbero lanciare sulla difesa e le infrastrutture, dovrebbero beneficiare in particolare il segmento domestico e le small cap nel corso del 2026.

Anche per il mercato europeo è abbastanza tipico di fasi di crescita economica e ripresa vedere l’allargamento della performance dalle aziende a larga capitalizzazione alle aziende più piccole, che hanno maggiore leva operativa.

Peraltro ci sono numerose iniziative a livello europeo e nazionale, anche in Italia, per favorire un aumento della liquidità e degli investimenti sul segmento. Questo potrebbe, insieme al miglioramento della crescita, portare a una nuova fase di buona performance del segmento simile a quella a cui si era assistito nel decennio 2010-2020.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.