Meglio non sottovalutare l’incertezza macro che supporta ‘tassi più alti più a lungo’. A colloquio con Marco Poli, relationship manager di Genève Invest

Marco Poli

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

La reazione del prezzo del Treasury è piuttosto normale ed è diretta conseguenza dei rialzi dei tassi di interesse e frutto della correlazione inversa tra tassi e prezzi delle obbligazioni. Ad ogni stretta monetaria infatti coincide un aumento dei rendimenti e una diminuzione dei prezzi dei bond e così è stato anche per il Titolo di Stato USA a 10 anni che nelle scorse settimane ha toccato quota 5%.

Riteniamo che la pressione al ribasso sui prezzi sia imputabile anche al declassamento del rating creditizio USA da parte di Fitch ed al reiterato sfioramento del default, a causa delle frizioni politiche relative al tetto sul debito.

Contestualmente alla parziale disaffezione degli investitori verso il Treasury, abbiamo assistito ad un ritrovato interesse per l’oro. Complice lo scoppio del conflitto Russo-ucraino e Israelo-palestinese, il metallo giallo, anch’esso tradizionalmente riconosciuto come bene rifugio, ha visto il suo prezzo di mercato schizzare oltre i 2.000 $.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?

Il vantaggio generalmente riconosciuto ad obbligazioni più a breve termine è quello di garantire una maggiore flessibilità oltre che una migliore gestione complessiva del rischio di portafoglio. All’opposto, optare di bloccare il capitale nel medio-lungo termine potrebbe creare maggiore incertezza. In un contesto macroeconomico caratterizzato da tassi d’interesse elevati “higher for longer”, come quello attuale, riteniamo che sia necessario adoperare massima cautela nelle scelte di asset allocation.

Concentrandosi sui Treasuries USA, riteniamo che la recente decisione di aumentare il livello di emissioni al fine di coprire le spese per interessi sul debito pubblico USA, stia progressivamente contribuendo ad alimentare una spirale viziosa, dove al debito attuale, che ad oggi supera i 32.000 miliardi, livello più alto mai raggiunto, si aggiunge altro debito. A riprova di una situazione via via più complessa, è stato osservato anche un repentino rialzo del “term premium”, vale a dire il rendimento addizionale richiesto dagli investitori per sopportare maggiori rischi e investire in scadenze più lunghe.

Ad ogni modo, l’adozione di una corretta strategia di diversificazione può consentire di investire sia in Titoli di Stato che in altri strumenti obbligazionari, come i corporate bond. Questi asset possono essere valutati e monitorati in modo più preciso e puntuale attraverso l’analisi delle società emittenti. È quindi possibile effettuare a priori una scrematura al fine di focalizzarsi solo sulle migliori opportunità.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.