Intervista a Maria Luisa Matarrelli, Responsabile Developed & Emerging Government Bonds & Forex di Eurizon

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

La relazione tra l’inflazione e i prezzi degli asset non è univoca, in quanto l’inflazione ha due effetti che si compensano sulle valutazioni: l’inflazione supporta le valutazioni in quanto i cash-flows futuri saranno più alti. Abbassa il valore degli stessi cash-flows in quanto i tassi di sconto futuri applicati ad essi saranno più alti.
Le principali asset class che storicamente coprono dal rischio di inflazione sono:
I titoli legati all’inflazione: sono gli strumenti che coprono direttamente il rischio di inflazione se tenuti fino a scadenza, in quanto i flussi di cassa e il capitale sono indicizzati all’inflazione. Nel breve periodo questi titoli espongono l’investitore al rischio di risalita dei tassi. Questo rischio può essere coperto tatticamente con una posizione di sottopeso di bond nominali, la peggiore asset class in caso di inflazione inattesa.
Commodities: l’energy e i metalli di base sono input produttivi che entrano direttamente nel calcolo dell’indice dei prezzi. I metalli preziosi e in particolare l’oro sono assunti essere correlati positivamente con l’inflazione in quanto riserva di valore.
I ritorni dell’equity sono correlati positivamente con l’inflazione nel lungo periodo in quanto le aziende possono passare i più alti costi di produzione (maggiori prezzi dei materiali) ai consumatori, preservando così i margini di profitto.
Ma il legame tra l’inflazione e i prezzi delle azioni è reso ambiguo dalla politica monetaria: se l’inflazione sorprende a rialzo, le banche centrali potrebbero perseguire una politica monetaria restrittiva che rallentando la crescita comprime i margini.
Ognuna di queste asset class ha quindi un potenziale di copertura degli effetti dell’inflazione sugli investimenti. Anche se probabilmente la strategia vincente è quella di rendere il processo di investimento consapevole del regime di inflazione prevalente nel prossimo futuro e di cercare la combinazione migliore di asset class in quel regime di inflazione, tenendo anche conto della volatilità dei mercati.
Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?
La possibilità che l’economia mondiale attraversi un periodo di elevata inflazione è più alta ora rispetto agli anni più recenti. La fase storica è inedita in quanto oltre alla politica monetaria ultra-accomodante, anche la politica fiscale è fortemente espansiva soprattutto negli Stati Uniti.
La consapevolezza che il debito a livello globale è elevato e ha bisogno di tassi di inflazione positivi per essere ridotto rendono molto probabile di vedere inflazione positiva inattesa.
Tuttavia, la debolezza della ripresa economica dopo la pandemia fa sì che non si vedano ancora vere e proprie pressioni salariali a causa della forte disoccupazione nel settore dei servizi.
Sicuramente il mercato non prezza completamente la possibilità di vedere inflazione inattesa perché la volatilità dell’inflazione realizzata è ai minimi storici. Quindi sembra un buon momento per proteggere i rendimenti nominali dall’inflazione.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

