Il 10 marzo rappresenta il primo passo dell’UE nel tentativo di porre un freno al green washing. David Czupryna, head of ESG development di Candriam
La SFDR sarà ricordata come una pietra miliare nel rendere la finanza sostenibile, o finirà per essere una fonte di maggiore confusione su cosa sia la finanza sostenibile?
La SFDR è vaga, imprecisa, aperta a diverse interpretazioni e probabilmente questo è stato fatto consapevolmente.
Non è destinata a sostituire le etichette esistenti, a superare i regolamenti ESG nazionali, ma a completarli dove è possibile. Ma ammettiamolo, attraverso la disclosure la SFDR punta a definire uno standard minimo per i prodotti sostenibili. Fissando standard sufficientemente alti in termini di informazioni e indicazioni obbligatoria, la SFDR vuole dissuadere gli asset manager che non sono pienamente ESG dall’enfatizzare la sostenibilità tra le loro credenziali.
Al centro della SFDR ci sono i Principal Adverse Impacts (PAI).
I PAI si concentrano sull’impatto della finanza sulla sostenibilità. Richiedono agli investitori di considerare il loro impatto sull’ambiente, sull’uguaglianza di genere, ecc. e di comunicare questi impatti attraverso metriche predefinite. Per chiunque sia convinto che la finanza possa essere una forza positiva che contribuisce ad affrontare le sfide globali della sostenibilità, queste metriche forniranno informazioni preziose che permetteranno di individuare i veri leader della sostenibilità.
Noi di Candriam siamo consapevoli da tempo che la finanza sostenibile dovrebbe puntare al di là della semplice integrazione dei fattori ESG, e mirare a fornire un impatto tangibile su obiettivi sostenibili chiari.
Redazione
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