Small cap Us, in attesa di un nuovo paradigma

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La sinergia tra politiche monetarie e fiscali potrenne interrompere il dominio dei titoli growth e dare nuova linfa ad altri segmenti. Bob Kaynor, head of US small & mid cap equities, Schroders

 

Come selezionate i titoli da inserire in portafoglio?

La strategia US Small Cap Equity di Schroders adotta un approccio bottom-up, che si basa sulla ricerca e sui fondamentali. Il gestore del portafoglio e gli analisti cercano società con modelli di business sostenibili, solido management e livelli di valutazione attraenti. Il processo si focalizza su rendimento del capitale e flusso di cassa, che riteniamo possano generare sovraperformance a lungo termine in diverse condizioni di mercato.

Il team effettua ricerche esaustive su ogni idea di investimento, che includono colloqui con il management, incontri con esperti di settore, l’analisi delle aspettative di Wall Street e, a volte, il confronto con i membri dei consigli di amministrazione.

Il team si approccia ad ogni opportunità con una chiara valutazione del rischio di ribasso, nel caso in cui l’ipotesi di partenza non si dovesse concretizzare.

Apriamo una posizione solo dopo aver compreso il rischio di essere in errore, definito un’ipotesi alternativa e stabilito un prezzo target. Ogni posizione viene classificata all’interno di una tra tre possibili “fonti di alpha” (Mispriced Growth, Steady Eddy o Turnaround) e il peso nel portafoglio viene deciso in base al potenziale rischio e rendimento.

Una volta incluso nel portafoglio, il periodo medio in cui l’investimento viene mantenuto è di più di quattro anni.

 

Quali scelte di asset allocation hanno condizionato -in positivo o in negativo- la performance del fondo negli ultimi anni?

 

In generale, la nostra asset allocation si basa sull’analisi bottom-up, quindi le scelte di investimento derivano direttamente dal nostro lavoro sui singoli titoli. Tuttavia, vi sono alcune conseguenze “naturali” del nostro processo di selezione che possono avere un impatto sulla composizione settoriale.

Il nostro approccio ci spinge naturalmente verso le società e i comparti che hanno una maggiore profittabilità. Vi sono contesti di mercato, come il 2020, nei quali prende piede una frenesia speculativa e società con utili negativi possono battere il resto del mercato.

Biotecnologie e software storicamente vengono sottopesati in questo portafoglio e possono avere un impatto negativo sulla performance in fasi nelle quali le società a bassa profittabilità sovraperformano. Tuttavia, da inizio anno, tale sottopeso ha invece contribuito positivamente alla performance del portafoglio.

Lo scorso anno abbiamo aumentato l’esposizione al settore industriale, con l’aspettativa che gli stimoli fiscali e monetari senza precedenti avrebbero innescato un ciclo sostenibile di spese in conto capitale e rimpatri della produzione per mettere al sicuro le catene di approvvigionamento, con la possibilità che un ciclo di investimenti in infrastrutture alimenti ulteriori guadagni.

 

Qual è l’attuale asset allocation del fondo per settori?

I nostri principali sovrappesi riguardano il comparto telecomunicazioni, industriale, materiali di base e finanziario.

Questi ultimi tre settori beneficiano di una ripresa ciclica che ha iniziato a prendere piede e dovrebbe proseguire. Dopo un decennio di crescita economica debole, con il Pil che non è riuscito a raggiungere la “velocità di decollo”, i venti favorevoli delle politiche fiscali e monetarie che agiscono in sinergia come mai prima d’ora cambieranno il paradigma sui mercati, interrompendo il primato secolare del growth che si è registrato a partire dalla crisi finanziaria globale.

 

 

 

 

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