Con il ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca, stiamo osservando due fenomeni interessanti. Erik L. Knutzen, CFA, CAIA, chief investment officer-multi-asset di Neuberger Berman
Da un lato, Donald Trump sta guadagnando sempre più terreno nei sondaggi d’opinione. Dall’altro, c’è una storica rotazione verso le azioni a bassa capitalizzazione, con gli investitori che sembrano ora preferire questo segmento di mercato. La domanda che sorge spontanea è: questi due eventi sono in qualche modo interconnessi tra loro?
Nella sua analisi della scorsa settimana, Joe Amato ha discusso dell’aumento della volatilità di mercato come conseguenza diretta dell’elevata incertezza politica. Ha inoltre sottolineato come le opinioni e le informazioni diventino obsolete molto rapidamente, spesso prima ancora di essere pubblicate.
Proprio come previsto, meno di una settimana dopo, abbiamo assistito a un altro colpo di scena nella campagna elettorale statunitense: il Presidente Joe Biden ha annunciato che si farà da parte per sostenere la Vicepresidente Kamala Harris come nuova candidata democratica. Anche se è ancora presto per comprendere tutte le implicazioni di questo sviluppo, l’incertezza che circonda la situazione attuale è in linea con i temi chiave che abbiamo discusso quest’anno.
Nell’articolo della scorsa settimana, Joe Amato ha anche evidenziato come l’imprevedibilità del panorama politico possa paradossalmente essere una delle cause della bassa volatilità di mercato attuale. Avevamo già notato che la volatilità di mercato sembrava insostenibilmente bassa e avevamo avvertito gli investitori di prepararsi a un suo aumento con l’avvicinarsi delle elezioni negli Stati Uniti.
Negli ultimi quindici giorni, i mercati hanno registrato movimenti straordinari, dovuti alle recenti dinamiche dell’inflazione, che sono risultate più moderate, e alle aspettative di ulteriori tagli dei tassi di interesse. È possibile che gli investitori si stiano posizionando in vista di un esito elettorale più chiaro? I mercati stanno rispondendo ai fondamentali economici o stiamo assistendo a quello che viene ora chiamato “Trump trade”?
Rotazione storica
A partire dall’11 luglio scorso, abbiamo osservato interessanti sviluppi nei principali indici azionari. L’indice Nasdaq 100, dominato da titoli tecnologici ad elevata capitalizzazione, ha registrato una flessione di circa il 5%. Al contrario, l’indice Russell 2000, composto da società a piccola e media capitalizzazione, è salito di oltre il 7%. Nel frattempo, l’indice Russell 1000, che comprende invece le società a grande capitalizzazione, è rimasto sostanzialmente invariato.
La portata e la rapidità di questa rotazione verso le small cap sono state storiche. Dal 1979, su quasi 11.500 periodi analizzati della durata di 10 giorni, le sessioni della scorsa settimana hanno segnato il terzo miglior rendimento del Russell 2000, ovvero delle small e mid cap, rispetto al Russell 1000, ovvero rispetto alle large cap: un risultato che non si vedeva dai tempi del boom delle dotcom.
Inoltre, si è osservata una significativa, anche se meno marcata, rotazione degli investimenti dai titoli del Russell 1000 Growth verso le società del Russell 1000 Value.
A Neuberger Berman, da tempo ci aspettavamo un incremento dei profitti aziendali e delle performance di mercato che vada oltre i colossi tecnologici statunitensi e le cosiddette “Magnifiche 7”. Ne abbiamo discusso nelle nostre Prospettive Settimanali del CIO, nei nostri Asset Allocation Committee Outlook (compreso l’ultimo) e in altri approfondimenti.
A nostro avviso, questi movimenti sono una conseguenza naturale di quello che viene definito come un atterraggio morbido dell’economia. Questo contesto si caratterizza per un calo dell’inflazione, una diminuzione dei tassi d’interesse determinata dalle politiche monetarie, una crescita economica resiliente e un mercato del lavoro stabile. Di fatto, tassi più bassi favorirebbero sia le aziende che i consumatori meno abbienti, i quali potrebbero beneficiare di un aumento della fiducia grazie a una ripresa del loro reddito disponibile, in termini reali, man mano che l’inflazione diminuisce.
Tuttavia, questi recenti movimenti del mercato non si sono concretizzati esattamente come previsto. Sebbene le small cap di miglior qualità abbiano registrato un rialzo, questa rotazione è stata guidata da alcuni titoli di qualità inferiore. Anche la rapidità e l’entità del movimento sono state notevoli. Tuttavia, questi fenomeni diventano meno sorprendenti quando consideriamo la presenza di fattori tecnici scatenati dal venir meno di uno dei trade di momentum più lunghi della storia.
Catalizzatore
Questi cambiamenti nei mercati azionari sono in parte dovuti anche alle aspettative di un cambiamento nella leadership politica degli Stati Uniti? A nostro avviso, sebbene ci siano alcune evidenze che supportano l’idea di un “Trump-trade”, la risposta va cercata nei dettagli.
Joe Amato la scorsa settimana, e Tim Creedon e Raheel Siddiqui in precedenza, hanno discusso delle politiche di Trump riguardanti la riforma fiscale, della regolamentazione, dell’immigrazione e del commercio.
Per quanto riguarda la riforma fiscale e della regolamentazione, l’approccio di Trump è chiaramente orientato a favore delle imprese e del mercato. Collegato a queste proposte si potrebbe evidenziare, ad esempio, la recente sovraperformance dei settori finanziario ed energetico, che sono particolarmente sensibili ai cambiamenti nel quadro normativo. Tuttavia, questi settori sono stati tra i meno apprezzati durante i lunghi mesi di predominio delle mega-cap tecnologiche e l’inversione della curva dei rendimenti. Pertanto, l’entità dei movimenti attuali potrebbe essere attribuita in gran parte a forze tecniche.
Inoltre, la rotazione nei mercati azionari, in favore dei titoli small cap, che ha preso vigore l’11 luglio, precede il tentato attentato a Trump in Pennsylvania. Sebbene la performance incerta di Joe Biden durante il dibattito televisivo del 27 giugno possa aver iniziato a influenzare i sondaggi d’opinione a favore di Trump, questa non sembra essere stata un fattore determinante per i mercati. Tuttavia, l’annuncio del ritiro di Biden dalla corsa alla Casa Bianca di questo fine settimana potrebbe invece avere un impatto significativo.
L’11 luglio è stata anche la giornata della pubblicazione dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti, sorprendentemente positivi. Questo evento non solo ha dato slancio ai titoli a bassa capitalizzazione e alle azioni value, ma ha anche indotto i mercati dei tassi a prevedere con maggiore certezza due o più tagli da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.
Pertanto, se la recente rotazione del mercato azionario è principalmente dovuta a un calo dell’inflazione, ciò solleva interrogativi rilevanti sul cosiddetto “Trump trade”. Questo perché le politiche fiscali, sull’immigrazione e sul commercio di Trump sono tutte potenzialmente inflazionistiche.
Troppo presto per giudicare
Alcuni dei recenti movimenti azionari potrebbero essere stati influenzati dagli investitori che si posizionano in vista di un esito elettorale più definito negli Stati Uniti. Tuttavia, riteniamo prematuro fare previsioni definitive sull’esito di queste elezioni. Alla luce degli eventi del fine settimana, sia gli investitori che gli elettori cercheranno ora maggiore chiarezza sui candidati, sui loro programmi e sulle loro possibilità di vittoria. E mentre i sondaggi sembrano continuare a favorire Trump, potremmo assistere a una rivalutazione del rischio d’inflazione. Inoltre, movimenti di tale portata, anche se alla fine persistono, tendono a essere soggetti a bruschi ribassi causati da fattori tecnici. Pertanto, per tutti questi motivi, continuiamo a prevedere un aumento della volatilità di mercato man mano che ci avviciniamo al giorno delle elezioni.
Redazione
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