Intervista a Massimiliano Schena, Direttore Investimenti di Symphonia SGR

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?

La Fed sta convalidando le aspettative di una rapida rimozione dello stimolo monetario, a partire da marzo. I mercati finanziari prezzano almeno 1 punto percentuale di rialzi dei tassi nel 2022 e sono aperti alla possibilità di un ritmo più rapido di rialzi da 25 bp (per meeting piuttosto che trimestrali) o di rialzi di 50 bp piuttosto che 25 bp (soprattutto per quello atteso in marzo). Mentre rimangono molto più cauti a medio termine, dove il tasso terminale prezzato è significativamente più basso delle previsioni di lungo termine della Fed.

Nel frattempo, il rendimento del Treasury a 10 anni è stato frenato dalla domanda di beni rifugio legata alla generale avversione al rischio sui mercati e alle tensioni geopolitiche. E dalla minore probabilità che le aspettative di inflazione continuino a salire fuori controllo, ora che la Fed è decisamente più risoluta nella lotta all’inflazione.

Massimiliano Schena

Il risultato è stato un drastico appiattimento della curva. Ma con l’atteso miglioramento dei dati macroeconomici dopo l’ondata di contagi da variante Omicron che ha ormai superato il picco, con l’inizio del “quantitative tightening” intorno alla metà dell’anno e con la possibilità di sorprese “hawkish” nel prossimo meeting della Fed di marzo, riteniamo che la curva dei rendimenti possa tornare ad irripidirsi, spingendo il rendimento del decennale USA oltre il 2% nei prossimi mesi.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?

Nello scenario macroeconomico e di politica monetaria che si sta delineando, i Treasuries a tasso variabile rappresentano la scommessa più sicura, con la previsione di un aumento del tasso dei T-Bills a 3 mesi a cui sono indicizzati verso l’1% dall’attuale 0,25%.

Con il repricing del percorso futuro di rialzi dei tassi ormai piuttosto avanzato, la parte più breve della curva può cominciare a stabilizzarsi nei prossimi mesi. Mentre quella intermedia sarà vulnerabile quando gli investitori diventeranno più fiduciosi nella sostenibilità del ciclo monetario restrittivo.

Questo può anche penalizzare le scadenze più lunghe, che rimangono tuttavia utili diversificatori di portafoglio in caso di sorprese negative per l’outlook. I Treasuries Inflation-Linked possono essere sotto pressione dall’aumento dei tassi reali favorito dal “quantitative tightening“. Ma la rivalutazione legata all’inflazione dovrebbe proteggere almeno in parte i rendimenti total return.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.