Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments

Questa settimana l’attenzione si concentra sui dazi doganali, alla luce della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti di venerdì scorso che ha dichiarato illegale l’attuale regime tariffario previsto dall’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). La decisione conferma le sentenze emesse lo scorso anno da due tribunali di grado inferiore e non era imprevedibile, dato il linguaggio utilizzato nelle delibere della Corte Suprema a novembre.
Rimane ancora qualche incertezza, poiché la Corte Suprema ha deciso di lasciare ai tribunali di grado inferiore la decisione su cosa fare in merito al rimborso dei dazi già pagati. Questa decisione causerà una febbrile confusione nei prossimi mesi e “porterà a cinque anni di contenzioso” come commentato dal Presidente Trump.
La risposta della Casa Bianca non ha destato grande sorpresa, dato che esistono molte altre vie attraverso le quali i dazi possano proseguire. Infatti, il Presidente Trump ha puntualmente annunciato l’uso della Sezione 122 del Trade Act del 1974, che consente un dazio generale fino al 15% per 150 giorni.

Venerdì, inoltre, Trump ha dichiarato un’imposta del 10%, poi aumentata al 15% il giorno successivo. Il “nuovo” regime tariffario entrerà in vigore martedì 24 febbraio per 150 giorni, dunque fino a luglio, e in teoria potrebbe essere ulteriormente prorogato con un voto del Congresso; tuttavia, con una maggioranza risicata e le elezioni di metà mandato all’orizzonte non è chiaro se i repubblicani sosterrebbero ulteriori dazi.
Pur trattandosi di una scelta giuridicamente discutibile, Trump potrebbe lasciare decorrere il periodo di 150 giorni e poi dichiarare una nuova emergenza con la reintroduzione di dazi per ulteriori 150 giorni. Il risultato sarebbe l’imposizione di dazi a rotazione continua.
Tuttavia, esistono meccanismi più efficaci e probabilmente più legali che l’amministrazione statunitense potrebbe perseguire. Tra questi vi è la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente di avviare indagini su settori specifici, ma tali dazi sono già in vigore. Inoltre, la Sezione 301 della stessa legge, che riguarda gli Stati e le “pratiche sleali”, prevede l’imposizione di dazi subordinati allo svolgimento di indagini che in media richiedono circa nove mesi.
In futuro, tali tempi potrebbero essere accelerati, consentendo agli Stati Uniti di applicare dazi più mirati anziché un livello unico del 15%. Esiste anche la Sezione 338 della legge tariffaria del 1930, che consente dazi molto più elevati (fino al 50%) per le “pratiche sleali”, anche in questo caso previa indagine. Tuttavia, non crediamo che Trump miri al 50%: una media del 15% circa sembra essere un livello accettabile per i mercati e le aziende.
L’abolizione delle tariffe illegali previste dall’IEEPA, inoltre, comporta una leggera riduzione dell’aliquota effettiva complessiva, che passerà dal 15%-16% al 14% circa. Il punto fondamentale è che l’abolizione dell’IEEPA priva Trump di un importante strumento di leva politica: finora ha utilizzato le tariffe sia come strumento di politica economica che di politica estera per imporre la sua volontà agli altri Paesi. A tal proposito, Trump avrà sicuramente molto di cui parlare nel suo discorso sullo stato dell’Unione, previsto per oggi.
È probabile che ora si entri in un regime tariffario persistente, uno scenario che ha sempre rappresentato la nostra ipotesi di base, sebbene la sentenza della Corte Suprema introduca ulteriore incertezza nel breve termine. Le tariffe del 14%-16% circa sono significativamente più elevate rispetto all’inizio del 2025, ma i mercati e le aziende si sono abituati a tali livelli. A margine, i rimborsi, se elaborati, saranno leggermente vantaggiosi per gli utili e l’economia degli Stati Uniti, ma il rovescio della medaglia è che il governo statunitense riceverà entrate fiscali leggermente inferiori.
Nel complesso, prevediamo che, nonostante la sentenza della Corte Suprema, i dazi continueranno ad essere applicati, poiché il governo statunitense ha altre vie attraverso le quali perseguire l’implementazione delle imposte.
Redazione
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