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Tassi variabili, l’interesse potrebbe tornare

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Tassi variabili, l’interesse potrebbe tornare

Intervista a Massimiliano Schena, Direttore Investimenti di Symphonia SGR

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Massimiliano Schena

I rendimenti del Treasury decennale sono bloccati da due mesi in uno stretto range tra 1,55% e 1,75%, dopo che la retorica della Fed è diventata più chiaramente accomodante da aprile per contrastare la speculazione su una rimozione più rapida del previsto dello stimolo monetario.

Come risultato, i tassi reali sono nuovamente scesi verso i minimi post-pandemia, anche se le aspettative di inflazione sono continuate a salire.

Questo equilibrio, tuttavia, difficilmente sarà duraturo. Il rialzo delle aspettative di inflazione è in linea con l’esperienza in uscita dalle recenti recessioni ma non riflette l’incertezza sulla temporaneità della recente impennata dell’inflazione.

Inoltre, con l’attività economica che sarà superiore al potenziale per diversi mesi, la discussione sul “tapering” (riduzione) del quantitative easing, comparsa già nelle minute del FOMC di aprile, potrebbe iniziare a filtrare nella retorica della Fed, in particolare nel meeting di giugno o nel simposio di Jackson Hole di agosto.

Il tapering potrebbe fermare la corsa delle aspettative di inflazione, ma risollevare i rendimenti reali, che non prezzano ancora questo scenario, spingendo il rendimento del Treasury verso il 2% nell’ultima parte dell’anno.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Con il rischio di sorprese “hawkish” dalla Fed durante l’estate e l’inclinazione della curva dei rendimenti non eccessiva rispetto all’esperienza storica in uscita da una recessione, posizioni lunghe di duration rimangono vulnerabili, a meno di una più generale riduzione della propensione al rischio sui mercati. Che peraltro è una possibile conseguenza di un aumento disordinato dei rendimenti obbligazionari o di un errore di politica monetaria, nel caso in cui l’inflazione elevata fosse più persistente del previsto.

In questo contesto, la domanda per titoli di Stato indicizzati all’inflazione è destinata a rimanere elevata. Mentre potrebbe tornare l’interesse per i tassi variabili, anche se i primi rialzi dei tassi della Fed sono improbabili prima del 2023.

Anche se l’eccezionalità dell’economia USA rispetto al resto del mondo sta svanendo, riducendo l’appeal del US$, un’elevata diversificazione valutaria rimane attraente, con la BCE tra le ultime Banche Centrali a rimuovere lo stimolo monetario.

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