Tcw. Secondo Tad Rivelle, chief investment officer Fixed Income, il fallimento delle politiche monetarie è stato affrontato con una sorta di rifiuto psicologico


Le politiche monetarie implementate sia negli Usa sia in Europa non sono sostenibili. La persistenza dei tassi negativi nel Vecchio Continente è in sostanza un’ammissione del fatto che la lunga fase precedente di tassi bassi o nulli non è stata in grado di produrre un nuovo equilibrio economico con una crescita rinnovata.
Il fallimento delle politiche monetarie è stato affrontato con una sorta di rifiuto psicologico. Piuttosto che accettare che i tassi a zero non abbiano funzionato, i policymaker hanno suggerito che il vero problema sia da cercare altrove: ad esempio, nella mancanza di stimoli fiscali, nella stagnazione secolare o addirittura nel fatto che i tassi non sono ancora abbastanza negativi. Nessuna di queste spiegazioni è convincente e tutte si basano su una fondamentale incomprensione di quale sia la fonte reale della crescita economica.
La prosperità, infatti, deriva dalla libertà economica, vale a dire dal permettere agli individui di perseguire le proprie migliori opportunità.
La ‘repressione finanziaria’ – così come gli stimoli fiscali – interferiscono con le dinamiche del libero mercato. In questo senso, sia in Europa sia negli Usa, il dibattito tra stimoli fiscali vs. stimoli monetari si riduce alla seguente domanda: è meglio interferire con i mercati ampliando il ruolo dello Stato o ‘falsificando’ il livello dei tassi di interesse e dei prezzi degli asset? Nessuna delle due soluzioni può funzionare.
Per questo, la migliore opportunità per gli investitori al momento è innanzitutto preservare il proprio capitale, in un periodo di prezzi degli asset irrealisticamente elevati, e in secondo luogo rimanere liquidi e attenti alle opportunità che necessariamente emergeranno nel tempo.
La Fed è consapevole del fatto che le sue opzioni di policy sono molto limitate, specialmente in un anno di elezioni.
Ci spingeremmo addirittura ad affermare che la Banca Centrale si trovi in una ‘gabbia politica’, senza evidenti vie di uscita. Qualunque tentativo di normalizzare i tassi negli Usa porterebbe a un mercato ribassista seguito da una recessione.
Al giorno d’oggi la Fed opera in modo tecnocratico e per questo soffre di una mancanza di visione. Per di più, dopo aver esaltato i benefici del Qe e dei tassi bassi, la Fed non vuole prendersi la responsabilità della prossima recessione. Per questo, la Banca Centrale da un lato ignorerà qualunque segnale di forza nei dati macro, dall’altro potrebbe senz’altro implementare un nuovo taglio se i prezzi sui mercati finanziari perderanno supporto.
Redazione
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