Intervista a Anisha Goodly, Emerging Markets Portfolio Specialist, TCW

Credete che l’attuale rendimento cedolare offerto dalle obbligazioni emergenti sia in grado di compensare i rischi che un investitore si accolla con la sottoscrizione di strumenti dedicati a questi bond?

I mercati emergenti tendono a beneficiare nei periodi di forte crescita, soprattutto nelle fasi iniziali di un ciclo di business.
Ci aspettiamo che l’economia globale cresca del 5,7% nel 2021 contro il -3,4% del 2020. Inoltre, la crescita dei mercati emergenti è legata a doppio filo a quella della Cina, che dovrebbe raggiungere l’8,5%.
Crediamo che gli asset emergenti siano in grado di sostenere l’impatto del rialzo dei rendimenti core a patto che ciò sia spinto principalmente da un rimbalzo della crescita globale. E non da un cambiamento delle aspettative sulle politiche della Fed.
Dal punto di vista delle valutazioni, i mercati emergenti sono ancora attraenti sia considerando i valori storici, sia rispetto agli altri comparti obbligazionari.
Gli spread sovrani emergenti si aggirano intorno ai 350 punti base, contro una media a lungo termine di 300. Inoltre, il credito emergente rispetto quello dei mercati sviluppati, dove si sono registrati restringimenti più aggressivi, scambia vicino ai massimi del range degli ultimi due anni.
Sebbene la pandemia abbia provocato un certo deterioramento nella qualità del credito, crediamo che il culmine del ciclo di downgrade sia stato superato. E che gli spread sovrani possano restringersi di altri 25 punti base il prossimo anno.
Il movimento dei tassi negli USA è più vicino alla conclusione che all’inizio, almeno per il momento, e la Fed manterrà stabile i tassi di riferimento nei prossimi 12-24 mesi. Un contesto dei tassi più stabile, unito al restringimento degli spread e a un carry del 5,3% circa rendono l’asset class molto interessante. Inoltre, vale la pena inserire i mercati emergenti in un portafoglio globale anche per ragioni di diversificazione, soprattutto in un mondo di rendimenti bassi.
In questa fase di mercato, quali em bond (per Paesi, affidabilità creditizia, valuta) ritenete opportuno sovrapesare nei vostri portafogli e quali sottopesare?
Nella nostra strategia total return, siamo corti sulla duration, data la sensibilità ai tassi di interesse più elevati.
Stiamo sovrappesando i bond high yield, che crediamo possano beneficiare dalla ripresa della crescita globale e che hanno sottoperformato rispetto a quelli investment grade nel rimbalzo iniziale post-Covid.
Siamo esposti esclusivamente in valuta forte, perché siamo convinti che il dollaro possa sovraperformare nel breve termine sulla scia degli stimoli fiscali e dei progressi nelle vaccinazioni negli USA.
Nel lungo termine, invece, i deficit fiscali da record e il deficit delle partite correnti in aumento metteranno sotto pressione il biglietto verde. Infatti, negli USA c’è una stretta correlazione inversa tra i deficit gemelli e la forza del dollaro, con un ritardo di circa due anni.
Inoltre, fabbisogni di finanziamento più elevati richiedono che gli USA offrano tassi più elevati per mantenere stabile la valuta. Se la Fed non alzerà i tassi prima del 2024 – o anche del 2023 – questi si riveleranno insufficienti a sostenere il recente slancio del dollaro. A quel punto, aumenteranno le opportunità per aumentare l’esposizione al debito in valuta locale.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

