Intervista a David Ross, gestore azionario internazionale, La Financière de l’Echiquier

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?

I titoli tecnologici sono stati in balia di un mercato ribassista per la maggior parte dell’anno, con perdite attribuite in gran parte alla combinazione di inflazione e aumento dei tassi di interesse.
Tuttavia, a mio avviso, ciò che sta accadendo quest’anno è dovuto principalmente allo scoppio di una bolla che ha interessato tutti i tipi di asset class, compresi obbligazioni, real estate e criptovalute.
Il calo dei titoli tecnologici è stato solo una parte molto visibile dello scoppio di questa bolla. Anche se abbiamo assistito a un calo dei multipli di valutazione dei titoli azionari, la realtà di un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse suggerisce che le azioni si trovano ancora al di sopra del fair value. E hanno spazio per scendere ulteriormente, compreso il segmento tecnologico con valutazioni elevate e profitti e poco remunerativo.
Al di là della questione delle valutazioni, i mercati stanno iniziando a prezzare un rallentamento economico o addirittura una recessione. Il che significa che le stime sugli utili dovranno scendere, esercitando una maggiore pressione sui mercati azionari.
Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?
Negli ultimi anni molte aziende tecnologiche hanno aumentato i loro livelli di indebitamento. Ma sotto la superficie, molte aziende tecnologiche private e a piccola capitalizzazione sono ancora nella fase di “cash-burn”, ossia di flussi di cassa negativi. Dovranno, quindi, rivolgersi ai mercati dei capitali per raccogliere più liquidità e finanziare la crescita. Tuttavia, i mercati dei capitali stanno chiudendo la porte.
Le IPO, le offerte di azioni e le emissioni di titoli convertibili sono in calo. I fondi di venture capital dovranno iniziare a essere più selettivi, tagliando fuori alcune aziende per fornire ulteriore liquidità a società in portafoglio più promettenti. Questo darà l’avvio a un ciclo di fallimenti aziendali che si propagherà progressivamente, rallentando le prospettive di crescita anche per le aziende tecnologiche più grandi.
A preoccupare non sono dunque solo i livelli di indebitamento, ma anche la mancanza di finanziamenti in tutto il sistema, che rappresenta un importante fattore di rischio.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

