Le quotazioni azionarie non sono basse. È essenziale che gli attuali segnali di ripresa proseguano e diano slancio agli utili aziendali. Hans-Jörg Naumer, director, global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors

Eurozona, sperando nel Belgio

Nelle ultime settimane si è intravisto qualche seppur timido segnale di ripresa economica. In base a quanto segnalato da diversi importanti indicatori anticipatori, gli ostacoli alla crescita economica potrebbero gradualmente venir meno. Di recente, ad esempio, il barometro della fiducia delle imprese del Belgio, un indicatore fondamentale per l’Eurozona, ha fatto segnare un rialzo, e negli USA gli indici dei responsabili degliacquisti hanno evidenziato progressi. Nel complesso, in un’ottica di medio periodo, i rischi di recessione sono leggermente diminuiti: tuttavia, non si può ancora escludere una recessione negli USA nel corso del 2020.

Più chiarezza sulla Brexit

Allo stesso tempo si è verificata una distensione sul fronte geopolitico, dove comunque permangono dei rischi potenziali. Basti pensare alle significative ripercussioni negative sulla crescita economica causate dal conflitto commerciale tra USA e Cina. Per quanto riguarda il processo per la Brexit, ora che l’uscita dall’UE è confermata vi è un maggiore grado di prevedibilità. Alla luce dei minori rischi geopolitici ci aspettiamo un miglioramento del sentiment in ambito industriale e un atteggiamento di minore prudenza, ad esempio per quanto riguarda gli investimenti tecnici. Simili sviluppi sarebbero positivi per l’economia.

In attesa delle banche centrali

Si attende con impazienza il risultato della revisione delle strategie di politica monetaria di Banca Centrale Europea (BCE) e Federal Reserve (Fed). Dagli anni della crisi economica, 2008-2009, il moltiplicatore del credito ha evidenziato una netta flessione sia negli USA che nell’Area Euro, e sino a ora non si è mai ripreso. Risulta evidente come la politica monetaria persistentemente accomodante non si traduca in una maggiore concessione di prestiti da parte del sistema bancario. Sembra che neppure i tassi di deposito negativi applicati dalla BCE, che penalizzano le banche, abbiano sortito qualche effetto. Anche in riferimento all’inflazione non ci sono movimenti degni di nota. I tassi core (che escludono energia e alimentari), meno soggetti a oscillazioni, dovrebbero evidenziare un ulteriore graduale rialzo data la riduzione degli output gap; in ogni caso questo non dovrebbe essere sufficiente per indurre la Fed o la BCE ad adottare politiche più restrittive.


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Redazione

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