E’ improbabile che la Fed alzi i tassi al di là di quanto prezzato dai mercati. A colloquio con Fabio Castaldi, senior investment manager di Pictet Asset Management

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?
La Federal Reserve ha indubbiamente sorpreso i mercati nel mese di gennaio con una retorica molto più aggressiva – rispetto al recente passato – sul fronte del cambio di rotta della politica monetaria maturata alla fine dell’estate scorsa e sancita in ottobre con l’abbandono del paradigma di ‘temporaneità dell’inflazione. Non solo il primo rialzo (lift-off) è previsto nella riunione del 16 marzo, ma il presidente Powell ed altri membri del FOMC non escludono la possibilità di rialzi dei Fed Funds (di 25pb) ad ogni riunione programmata nell’anno in corso a partire dalla prossima (teoricamente fino a 7 rialzi sono sul tavolo nel 2022).
Il mercato ha adeguato le aspettative per l’anno in corso, incorporando 125 punti base (verosimilmente 5 rialzi da 25 punti base ognuno). In aggiunta alla stretta sui Fed Funds, sembra oramai avanzata la discussione riguardo la riduzione del bilancio della Banca Centrale americana con un annuncio possibile in tempi relativamente brevi e con il possibile inizio della dismissione degli asset (titoli di stato e mutui cartolarizzati) già ad inizio estate.
Non solo un ripensamento della traiettoria di rientro dall’espansione monetaria, dunque, bensì anche una stretta sulla liquidità impensabile anche solo qualche settimana addietro.
A questo punto, i rialzi dei tassi incorporati nei prezzi di mercato ci sembrano eccessivi e, pur consapevoli che nel breve termine la retorica della FED difficilmente potrà mutare, riteniamo che nel corso del 2022 le pressioni inflazionistiche diminuiranno sensibilmente (in gran parte anche per un effetto ‘base’ favorevole rispetto al 2021) in un contesto di potenziale rallentamento economico laddove viene a mancare e, anzi, innesca la retromarcia, anche lo stimolo fiscale. Ci aspettiamo pertanto che, a partire dalla primavera, parte dei rialzi oggi prezzati possano venire riconsiderati dai mercati.
In questo scenario e in funzione di una politica di riduzione del bilancio della FED penalizzante per le scadenze medio-lunghe, ci aspettiamo che, in corso d’anno, la curva dei rendimenti americana possa recuperare parte della pendenza persa nei mesi recenti: il differenziale fra il 10 anni e il 2 anni Treasury – passato dai 130 punti base di inizio ottobre 2021 ai 60 punti base attuali – potrebbe riallargarsi in virtu’ di pressioni al rialzo sul rendimento del decennale in area 2%/2,20%, con la parte breve, al contrario, ancorata vicino ai livelli attuali (1,20%).
In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?

Cautela in generale sulla classe d’attivo del reddito fisso. Suggeriamo pertanto un sottopeso sull’obbligazionario US in questa fase di virata hawkish della banca centrale ma siamo pronti ad intervenire in acquisto su correzioni eccessive in particolare sulla parte breve della curva dei Treasuries, ritenendo improbabile che la FED possa essere in grado di rialzare i propri tassi di riferimento oltre a quanto già prezzato dai mercati.
Restiamo invece molto cauti sulle obbligazioni societarie americane (IG e HY) laddove spread compressi e posizionamento diffuso rendono tale comparto particolarmente vulnerabile a movimenti di risk-off indotti dalla FED o da fattori esogeni di altra natura.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

