Home Copertina Treasury al 2%? La giusta compensazione per il rischio inflazione

Treasury al 2%? La giusta compensazione per il rischio inflazione

0
Treasury al 2%? La giusta compensazione per il rischio inflazione

 

Se il rendimento del decennale Usa salisse al 2% sarebbe un buon segnale per ricostruire posizioni sull’obbligazionario. Joe Little, global chief strategist, HSBC Asset Management

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

L’economia in fase di ripresa e la conferma da parte della Fed che si aspetta di continuare a implementare una politica monetaria accomodante senza precedenti per un periodo di tempo considerevole ci spingono ad essere ancora convinti che un’esposizione moderata al rischio sia la strategia giusta per i nostri portafogli.

Nell’ultimo anno le valutazioni delle asset class sono diventate meno interessanti, poiché c’è stato un appiattimento della curva dei rendimenti attesi sul mercato dei capitali. Attualmente i segnali di una valutazione relativa più forte si trovano nel comparto del reddito fisso asiatico.

Inoltre, crediamo che il miglioramento delle prospettive economiche negli Stati Uniti possa continuare a supportare una rotazione verso i settori small-cap, ciclici e value del mercato azionario. Questo trend supporterebbe quelle aree in Europa, Regno Unito e Asia meridionale che stanno riportando performance più deludenti.

Pensiamo che i rendimenti obbligazionari a lungo termine possano salire ulteriormente in linea con una crescita e un’inflazione più forti del previsto nei prossimi mesi. Alla fine, però la posizione accomodante delle banche centrali dovrebbe contribuire a limitare il rialzo dei rendimenti.

In questa fase, i nostri portafogli continuano ad essere sottopesati nell’obbligazionario globale ma riteniamo che un rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni vicino al 2% rappresenterebbe una giusta compensazione per i rischi d’inflazione futuri. I rendimenti obbligazionari che si aggirano intorno a questo livello ci permetterebbero di cambiare la nostra view d’investimento e diventare più costruttivi sui titoli di Stato americani all’interno dei portafogli.

I titoli growth potrebbero soffrire

I rendimenti obbligazionari più elevati rappresentano una minaccia per i titoli ‘growth’. Il prezzo di queste azioni con una scadenza a più lungo periodo riflette le prospettive di crescita degli utili nel medio termine, fattore che le rende sensibili a un discount rate più elevato. Questo trend ci porta ad adottare un atteggiamento cauto sugli indici ad alto contenuto tecnologico per quanto riguarda la nostra allocation nell’azionario.

Il ruolo delle asset class alternative

In una fase di maggiore incertezza sull’inflazione e di ripresa della crescita economica, gli investitori dovrebbero anche considerare una serie di asset class alternative per aggiungere resilienza nei loro portafogli, con ad esempio il comparto delle infrastrutture, i crediti asset backed, gli hedge fund e il private equity.

Joe Little, Hsbc

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Nei prossimi mesi ci aspettiamo che l’inflazione aumenti più rapidamente nelle principali economie, man mano che il sistema economico si riprenderà dallo shock innescato dalla pandemia.

Tre forze saranno in gioco nel breve periodo: i base effect dell’inflazione, che sono una distorsione statistica della vera inflazione presente nell’economia; i cambiamenti dei prezzi relativi in scia alla riapertura dell’economia e alla ripresa dell’attività del settore dei servizi, con il conseguente aumento dell’inflazione nel settore; il recente aumento dei prezzi dell’energia.

Riteniamo però che questi effetti siano transitori e non dovrebbero avere un impatto duraturo sul tasso d’inflazione nel medio termine.  La disoccupazione resta elevata, l’output gap è negativo e le aspettative di inflazione rimangono molto stabili. A nostro avviso, questo indica che le tendenze inflazionistiche a medio termine rimarranno favorevoli.

Usa e Asia, dinamiche simili per le dinamiche dei prezzi

Anche negli Stati Uniti – con il nuovo pacchetto di misure fiscali implementato dal presidente Biden che dovrebbe portare a un aumento del PIL di circa il 3% – riteniamo che ci sarà ancora un significativo rallentamento del mercato del lavoro, che ostacola l’inflazione dei salari e dei prezzi.

In Asia, vediamo un tema simile, con rischi d’inflazione gestibili, tra output gap negativi e una graduale ripresa del settore dei servizi. L’aumento dell’inflazione, quando esiste in Asia, riflette per lo più casi eccezionali o l’incremento dei prezzi delle commodity. In Cina e in tutta l’Asia industriale, l’inflazione sottostante rimane molto bassa.

Incertezza padrona sul futuro dell’inflazione

È opportuno sottolineare però che l’equilibrio tra i rischi di inflazione si è spostato. La collaborazione tra la politica monetaria e quella fiscale porterà a una distribuzione più equilibrata dei rischi d’inflazione in futuro. E gli aspetti specifici della nostra ripresa dalla crisi innescata dal covid generano una significativa incertezza sulle prospettive d’inflazione che vanno monitorate con attenzione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza i cookies.

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.